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Lotta ai tumori: su prevenzione e diagnosi precoce Reggio Emilia resta sul podio in Italia

Massimo Sesena
Lotta ai tumori: su prevenzione e diagnosi precoce Reggio Emilia resta sul podio in Italia

Terza per adesioni allo screening del tumore alla mammella: l’Ausl–Irccs è seconda per i test sul colon e prima per quelli sulla cervice

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Reggio Emilia Una medaglia d’oro, una d’ argento e una di bronzo. Ci sono tutti i riconoscimenti più alti nel “medagliere” della sanità reggiana sul fronte della prevenzione. L’Ausl di Reggio, con il proprio Centro degli screening oncologici, è infatti sul podio su tutti e tre i programmi di screening previsti nei cosiddetti Lea, ovvero i Livelli essenziali di assistenza, dentro i quali le spese per le prestazioni del servizio sanitario nazionale sono interamente a carico dello Stato.

Mammella
Per quanto riguarda lo screening del tumore della mammella, nel 2024 l'Ausl di Reggio con il 70,7% di adesioni si è piazzata al terzo posto in Italia alle spalle dell'Azienda sanitaria di Trento e di quella di Torino 3. Un risultato importante se si considera che l'anno precedente l'Ausl di Reggio era quinta in questa graduatoria, in ragione di un 65% di adesioni. Nelle quattro posizioni davanti a quella dell'Ausl di Reggio troviamo ancora l'azienda di Trento e quella di Torino. Al primo posto però nel 2023 c'era l'Ausl Cuneo 1, con una adesione del 76.5%; Trento è seconda (76,1%), davanti all'Ausl Umbria 1 che ha fatto registrare un 70,9% di adesioni allo screening. Davanti a Reggio, in quarta posizione c'è Torino 4, con 65,5% di adesioni.

Come funziona
Invero, che Reggio sia all’avanguardia nella prevenzione del tumore al seno lo testimoniano anche le ultime azioni messe in campo dall’Ausl su questo tema. In particolare, lo screening del tumore al seno , a Reggio si rivolge a una platea di 114mila donne. La cadenza dell’invito è a un anno per le donne di età compresa tra tra i 45 e i 49 anni, a due anni per le reggiane tra i 50 e i 75 anni. Al primo invito lo screening coinvolge circa 50mila reggiane e consiste nella mammografia che ha l’obiettivo di stilare una diagnosi precoce, andando a scovare anche le piccole lesioni. Delle donne sottoposte al primo step dello screening, il 5% di esse riceve poi l’invito a sottoporsi a un approfondimento: si tratta di un numero variabile tra 2.500 e 2.700 casi. In questa seconda fase, la “caccia” ai tumori prosegue con mezzi sempre più sofisticati: dall’ecografia al mammotone, alla tomosintesi. Il risultato: la scoperta, il più delle volte con il tempo giusto per intervenire, di circa 200-230 tumori l’anno. A potenziare ulteriormente l’“arsenale” della prevenzione contro il tumore al seno, a Reggio è attivo, ormai da 15 anni, un percorso di screening rivolto in particolare alle donne per le quali è necessario approfondire l’aspetto di ereditarietà . Un percorso che oltre agli oncologi, ai senologi coinvolge anche i genetisti. Quest’anno, poi, lo screening per il tumore alla mammella si allarga, andando a richiamare anche le donne che hanno avuto dieci anni fa un tumore al seno: un follow-up che riguarderà circa 2.500 donne reggiane nell’anno appena iniziato.

Cervice uterina
Se l’Ausl-Irccs di Reggio è terza in classifica nello screening del tumore al seno, con il programma di screening del tumore della cervice uterina, la medaglia per Reggio è quella del metallo più nobile. L’Ausl reggiana è infatti al primo posto a livello nazionale per la percentuale di adesioni a questa importante occasione di prevenzione che viene offerta ai reggiani. Nel dettaglio la prima cosa che si nota è che... il primato dell’Ausl reggiana dura da almeno un paio d’anni: da quando sono a disposizione sul portale statistico di Agenas, il primo posto è sempre appannaggio della sanità pubblica reggiana. In particolare, nel 2024 l’Ausl di Reggio si è piazzata al primo posto con il 77% di adesioni alla campagna di screening, davanti a Ausl Umbria 1 (68,3%), e Ausl di Parma con una adesione allo screening del 66,2%. Anche nel 2023, l’Ausl di Reggio era prima con una percentuale di adesione dell’81%, davanti all’Asl Torino 3 con adesioni pari al 78% e al terzo posto con il 74,8% di adesioni troviamo l’Asl di Alessandria.

Come funziona 
La platea delle donne potenzialmente a rischio per questo tipo di tumore si divide per età tra coloro che non sono vaccinate per il papillomavirus (le cui prime vaccinazioni risalgono al 2010) e tra le donne che invece lo sono. Nella fascia 25-29 anni, per le donne non vaccinate la prima fase prevede un pap-test a cadenza triennale. Per le donne vaccinate, dai 30 ai 64 anni, l’invito al test arriva ogni 5 anni. Nel primo livello dello screening (pap-test o Hpv test) sono coinvolte dalle 25mila alle 28mila persone. L’invio al secondo livello riguarda il 5-6% delle donne sottoposte a pap-test e il 4-4,5% di chi si è sottoposto al test Hpv. La colposcopia, ovvero l’esame che costituisce il secondo grado dello screening esamina la situazione di circa 2.400/2.600 donne ogni anno. La casistica di questi anni di screening ci dice che si riscontra un tumore ogni 10mila donne che si sono sottoposte a uno dei due esami di cui si compone lo screening.


Colon-retto
Invero, se al “medagliere” manca l’argento, ci pensa la graduatoria dello screening di prevenzione del tumore del colon-retto. Un risultato, quello dello screening del colon-retto che ha contribuito a una riduzione dei casi di tumore del 30%. In questa terza classifica Reggio Emilia si piazza al secondo posto grazie a un 55,3% di adesioni, alle spalle di Alessandria che ha fatto registrare il 57,4. Al terzo posto c'è l'azienda sanitaria di Cuneo1 con le adesioni pari al 53,6% del totale della platea interessata. Un bel salto, quello dei risultati reggiani dello screening che più degli altri si rivolge alla popolazione maschile. Un bel salto se rapportato ai risultati del 2023, quando l’Ausl reggiana era comunque nella top five. Nel 2023 in testa a questa classifica c’era l’azienda di Berica, nel Vicentino, con il 64,9.
Come funziona 
Il primo invito a questo screening, rivolto alla fascia d’età tra i 50 e i 69 anni, ovvero una platea di 170mila persone. Il primo livello dello screening, la ricerca del sangue occulto nelle feci, ha riguardato nell’ultimo anno, una platea di 47mila persone. Di queste, il 3,5% , circa 2600 persone passa al secondo livello dello screening ovvero si sottopone alla colonscopia. I risultati dello screening: la scoperta di un tumore riguarda circa 30 personel’anno. Dallo scorso anno lo screening è stato allargato alla fascia di età tra i 70 e i 74 anni, portando la platea interessata a 192mila persone.l © RIPRODUZIONE RISERVATA