Nuovi indennizzi dalla Regione: «La gestione dei lupi riguarda tutti»
Dopo il caso delle caprette attaccate a Canolo. L’assessore Viglione: «In Italia norme ancora da adeguare. Ci vuole un approccio serio e scientifico»
Correggio «La gestione delle specie protette, come i lupi, è una questione che merita serietà, equilibrio e un approccio fondato su dati, competenze tecniche e scientifiche. Fa bene la Regione a confrontarsi con il Governo su questo tema».
Così l’assessore all’Ambiente di Correggio, alla notizia dei nuovi contributi (per 2 milioni di euro) che la Regione mette a disposizione di allevatori e agricoltori per dotarsi di sistemi preventivi volti ad arginare i danni provocati dagli animali selvatici, compresi i lupi, che, anzi, rientrano tra le priorità di punteggio nella graduatoria.
Su questo tema la Regione, tramite le parole dell’assessore regionale, il reggiano Alessio Mammi, chiama il Governo a fare la sua parte, riempiendo vuoti normativi creatisi dalle recenti modifiche alle norme a livello europeo.
Un tema che riguarda anche gli enti locali primi recettori delle preoccupazioni di categorie e cittadini. Per il Comune di Correggio è stato così nell’ultimo caso delle caprette trovate sbranate il giorno di Santo Stefano 2025 a Canolo.
«Seguiamo con attenzione le iniziative della Regione Emilia-Romagna – spiega Viglione –. È utile ricordare il quadro normativo entro cui ci si muove. Il lupo, come altre specie protette, rimane una specie tutelata a livello europeo e nazionale».
L’Unione europea ha recentemente aggiornato la Direttiva Habitat 92/43/Cee: il lupo resta specie protetta, con obblighi di conservazione e monitoraggio e la possibilità per gli Stati membri di adottare misure di gestione nel rispetto delle evidenze scientifiche e dello stato di conservazione della specie.
A livello nazionale invece ci sono la legge 157/1992 sulla fauna selvatica e il Dpr 357/1997, che recepisce la Direttiva Habitat in Italia: la specie è particolarmente protetta e sono vietati l’abbattimento e la cattura, salvo specifiche deroghe autorizzate a livello statale e sempre supportate da valutazioni scientifiche di Ispra.
«L’Italia, ad oggi, non ha ancora modificato queste norme per recepire formalmente il recente aggiornamento europeo – sottolinea Viglione –. In questo quadro, la Regione può intervenire in particolare su prevenzione, indennizzi e gestione tecnica del fenomeno; lo Stato, tramite il Ministero competente e Ispra, definisce gli indirizzi generali e può autorizzare eventuali misure straordinarie; mentre i Comuni hanno un ruolo soprattutto di ascolto del territorio, raccolta delle segnalazioni, informazione e collaborazione istituzionale. Non sono quindi i Comuni a decidere eventuali interventi, né possono assumere decisioni autonome fuori dalle norme vigenti». «Da parte nostra – conclude – riteniamo fondamentale affrontare questo tema con la massima serietà, rigore scientifico e collaborazione tra istituzioni, evitando allarmismi e semplificazioni, e tenendo insieme la tutela dell’ambiente e la sostenibilità dell’attività agricola». l
