Colpo alla ’ndrangheta: sequestrata una società gestita dal carcere tramite un prestanome
Reggio Emilia, l’operazione congiunta tra Guardia di Finanza e Polizia di Stato ha portato ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Nicola Arabia e al sequestro della ditta
Reggio Emilia Nella mattinata odierna, un’importante operazione congiunta della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato di Reggio Emilia ha colpito un ramo della cosca 'ndranghetista – la cellula Arabia – che opera nel territorio emiliano. L’intervento, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Bologna, ha portato all’esecuzione di misure cautelari personali e reali emesse dal gip del Tribunale bolognese, oltre a un ordine di esibizione documentale. L'accusa principale riguarda il reato di trasferimento fraudolento di valori, aggravato dalla finalità di agevolare l'associazione mafiosa.
I soggetti e i provvedimenti
L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata notificata a Nicola Arabia (nipote di Giuseppe Arabia detto “Pino u' nigro”, ritenuto a capo del sodalizio) già detenuto presso la casa circondariale di Vicenza. Un secondo soggetto risulta invece indagato a piede libero. Parallelamente, le autorità hanno proceduto al sequestro preventivo di una società e del relativo patrimonio aziendale, considerato strumento per la prosecuzione degli affari illeciti del sodalizio.
Il legame con l'operazione "Ten"
L’indagine odierna rappresenta lo sviluppo investigativo dell'operazione "Ten", scattata nel marzo 2025. Quest'ultima aveva già portato all’arresto di sei persone per associazione mafiosa e al sequestro di oltre 300.000 euro. L’inchiesta madre aveva svelato un complesso sistema di frode fiscale, basato su un’architettura di società apparentemente distinte ma di fatto controllate dai giovani rampolli delle famiglie mafiose. Queste imprese, attive nel noleggio veicoli, nell'edilizia e nei servizi, utilizzavano fatture per operazioni inesistenti per un valore stimato di 1,8 milioni di euro, imponendosi sul mercato attraverso metodi tipicamente mafiosi: intimidazioni, violenza e l'uso di armi per la riscossione dei crediti.
La nuova strategia della cosca
Nonostante i precedenti arresti, le indagini hanno dimostrato la resilienza dell’organizzazione. Per eludere le misure di prevenzione patrimoniale e garantire continuità economica al gruppo, era stata costituita una nuova società di noleggio veicoli nella provincia di Reggio Emilia. La titolarità formale era stata fittiziamente attribuita alla moglie dell’esponente mafioso detenuto; in realtà, l'uomo continuava a gestire di nascosto l'azienda dal carcere.
Esecuzione e significato dell'intervento
Il sequestro di oggi (14 gennaio) ha colpito l'intera struttura societaria: quote, conti correnti, crediti, beni strumentali, avviamento e persino le autorizzazioni commerciali. L'operazione sottolinea la proficua sinergia tra Polizia di Stato (focalizzata sugli aspetti criminali) e Guardia di Finanza (specializzata nell'analisi economico-finanziaria). Questo sforzo congiunto punta a proteggere il tessuto economico sano dalle infiltrazioni mafiose.
