Gazzetta di Reggio

Reggio

La vertenza

Max Mara e lavoratrici della Manifattura San Maurizio: ora si cerca un accordo

Serena Arbizzi
Max Mara e lavoratrici della Manifattura San Maurizio: ora si cerca un accordo

Reggio Emilia, l’incontro si è svolto alla sede di Confindustria: l’obiettivo dei sindacati è il raggiungimento di un accordo di secondo livello

2 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia Dopo il clima turbolento dei mesi scorsi si punta alla distensione. Si è svolto martedì pomeriggio alla sede di Confindustria un incontro tra i rappresentanti di Cgil Filctem e la direzione aziendale di Manifatture San Maurizio (Max Mara) sulla richiesta del sindacato della sottoscrizione di un accordo di secondo livello. Il confronto costituisce la ripartenza del dialogo e sono già state fissate altre due dati durante le quali si punta ad approfondire i vari aspetti della piattaforma di rivendicazioni sindacali presentate all’azienda lo scorso ottobre. Il percorso, sperano le lavoratrici della Manifatture San Maurizio, dovrebbe portare a un’ipotesi di accordo aziendale di secondo livello.

Intanto, uno dei punti che si intende conquistare, è il ripristino di relazioni sindacali positive. L’incontro di martedì arriva dopo due giornate di sciopero che hanno avuto un’eco più che nazionale, dal momento che era da 45 anni che le lavoratrici non incrociavano le braccia. Lo scontro tra le parti è stato durissimo e i toni molto accesi. Le lavoratrici si sono riunite in presidio durante la presentazione del “Polo della Moda” al Tecnopolo, per fare conoscere le proprie condizioni di lavoro mentre, all’interno, veniva illustrato il progetto faraonico. In piena estate, poi, è arrivata la doccia fredda, con il dietro front di Max Mara. Un passo indietro rispetto al Polo della Moda che ha portato con sè polemiche roventi. Lo scorso dicembre, durante una manifestazione sindacale contro la legge di bilancio del Governo, Maria Arca Ascione, delegata sindacale della Filctem-Cgil, espose dal palco di piazza Gioberti i problemi della piattaforma. La lavoratrice illustrò come nella Manifatture di San Maurizio non si applicasse il contratto nazionale dell’industria tessile, ma un regolamento interno deciso in maniera unilaterale dall’azienda senza confronto con le operaie. E questo ha come conseguenza, spiegò Ascione, che la proprietà decide quindi le regole sugli orari, le pause, le modalità di utilizzo di ferie e permessi, ma anche sugli aspetti retributivi ed economici. Le sarte, aggiunse poi la rsu della Filctem, lavorano per la maggior parte a cottimo e hanno pochi centesimi di secondo per svolgere alcune operazioni come si fa in una catena di montaggio. «E se non raggiungiamo un numero di capi al giorno deciso dall’azienda, chiamato K100, possiamo ricevere richiami disciplinari e riduzioni dello stipendio», spiegò ancora Ascione, parlando infine di malattie professionali di molte sue colleghe, che peggiorano all'avanzare dell’età. © RIPRODUZIONE RISERVATA