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Oasi di Marmirolo: l’ex cava di argilla diventata rifugio protetto per oltre 70 specie di uccelli

Fabio Bellei*
Oasi di Marmirolo: l’ex cava di argilla diventata rifugio protetto per oltre 70 specie di uccelli

L’intervista a Marco Benelli, referente di WWF Emilia Centrale

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Referente del WWF Emilia Centrale, Marco Benelli è uno dei volontari che si occupa dell’Oasi di Marmirolo, un’area di tutela di circa 11 ettari che oggi ospita più di 70 specie appartenenti all’avifauna. In questa intervista divulga varie curiosità e dettagli su quest’ultima.

Com’è nata l’Oasi?

«L’Oasi era una cava d’argilla, che fu poi abbandonata. Verso la metà degli anni ‘80, però, la subsidenza del suolo, causata dai rifiuti abbandonati, fece sgorgare l’acqua, formando un lago che attirò animali. Il WWF vide che intorno al lago si stava formando una vegetazione spontanea e una presenza di animali che poteva essere idonea di tutela, quindi convinse il comune di Reggio Emilia a farla diventare un’oasi di protezione. Fu inaugurata nel 1990 e ad oggi misura circa 11 ettari».

E com’è gestita?

«L’Oasi è gestita dal Comune di Reggio Emilia con il supporto operativo dei volontari del WWF Emilia Centrale, un’associazione di volontariato che fa capo al WWF Italia. I volontari si occupano della manutenzione del verde e dei capanni, dei censimenti botanici o aviari, dell’accoglienza e della sicurezza per l’accesso all’Oasi, infine dell’organizzazione di attività, come visite guidate o laboratori». Quali sono le principali specie botaniche presenti? «Le specie botaniche principali sono quelle della zona umida di pianura, come salici, pioppi e cannucce. Quelle più importanti sono le piante di palude, tra acqua e terra, che presentano una grande biodiversità. Per via della fauna saproxilica (organismi che dipendono dal legno morto o in decomposizione, ndr) non si può portare via nessun materiale organico».

E quelle animali?

«C’è sicuramente una prevalenza dell’avifauna. I più recenti censimenti indicano circa 72 specie, di cui tra le 40 e le 45 di queste sono nidificanti. Le specie più importanti, incluse quelle a rischio d’estinzione, sono, per esempio, il Cavaliere d’Italia (con 7-8 nidi), lo Svasso, e il Tuffetto. L’Oasi è un punto di passaggio dove gli animali possono fermarsi e poi passare a un altro punto. Non lontano da qui ci sono le casse di espansione del Secchia. Gli animali riescono a spostarsi meglio se ci sono queste zone protette». Ci sono periodi favorevoli per il Bird Watching? «Sono quelli del passo migratorio: quando gli uccelli rientrano, da marzo a maggio, e durante la rotta di ritorno, da fine agosto a ottobre. Magari si fermano solo per riposare o sono in transito. Ad esempio, una specie rara che passa per l’Oasi è l’Airone Rosso, solitamente diretto verso il nord Europa».

Organizzate eventi o attività?

«Ci sono due periodi dell’anno in cui non si disturbano gli animali: in inverno, da dicembre a febbraio, e in estate, da fine luglio ad agosto. Perciò, la maggior parte delle attività è svolta in autunno e primavera. Due degli eventi più frequentati sono “L’Oasi di Storie”, dove si raccontano storie a tema all’interno dell’Oasi, e “La Notte delle Lucciole”, escursioni guidate notturne per osservarle. Ci sono poi feste di fine anno per le scuole e ospitiamo associazioni di persone con disabilità per fare attività di laboratorio. Organizziamo anche un campo estivo sempre più apprezzato dalle famiglie. L’Oasi è uno dei primi centri estivi ambientali naturalistici della provincia».

A che età è consigliato il volontariato in questo luogo con il WWF Emilia Centrale?

«Si può cominciare a fare volontariato dai 18 anni, cosicché si possa lavorare in autonomia o in un piccolo gruppo: i volontari sono studenti universitari, pensionati e amanti della natura, ma anche persone che desiderano approfondire i loro studi. Ci sono anche fotografi che, insieme ai volontari, qui si dedicano alla loro passione».

*Studente dell’istituto Silvio D’Arzo di Sant’Ilario D’Enza

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