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Il caso

Terrorizzava gli studenti al polo Makallè: «Dammi la felpa, sennò ti meno». A processo patteggia

Ambra Prati
Terrorizzava gli studenti al polo Makallè: «Dammi la felpa, sennò ti meno». A processo patteggia

Reggio Emilia: due anni e 4 mesi, pena sospesa, al 19enne che con un complice minorenne ha commesso due rapine e una tentata estorsione

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Reggio Emilia Nel giro di tre giorni, insieme a un complice 17enne, ha aggredito diversi studenti minorenni, davanti a un istituto superiore di via Makallè e sull’autobus, per miseri bottini. Ieri un giovane di 19 anni ha confessato e patteggiato 2 anni e 4 mesi (pena sospesa) per due rapine aggravate e una tentata estorsione. Episodi inquietanti, tra l’altro particolarmente d’attualità in questo periodo in cui si discute di come potenziare la sicurezza al polo scolastico. L’avvocato difensore Liborio Cataliotti ha stretto con il pm Isabella Chiesi l’accordo, ratificato ieri in tribunale dal gip Matteo Gambarati. Il 19enne, riconosciuto dagli aggrediti, è sempre rimasto libero.

I fatti risalgono al 12 marzo 2025, quando il 19enne – insieme al complice, che sarà giudicato dal Tribunale per i Minorenni di Bologna – ha avvicinato dei ragazzini all’esterno dell’istituto “Pascal”: con violenza e minaccia, ha intimato loro di consegnare una felpa di colore bianco marca Ralph Lauren minacciando di picchiarli se non avessero ubbidito. «Dammi questo smanicato, sennò ti meno». Poiché i ragazzi sono rimasti impietriti, il 19enne si è servito da solo, impossessandosi della felpa e di altri capi. Da qui l’accusa di rapina aggravata; due le aggravanti, l’aver commesso il fatto ai danni di minori e nelle adiacenze di un istituto d’istruzione. Il prosieguo dell’episodio è stato peggiore: per restituire i capi d’abbigliamento sottratti il 19enne pretendeva 40 euro. «Voglio i soldi entro le tre e mezza, sennò faccio un casino». Quando lo studente preso di mira ha detto di non avere quella somma, l’aggressore lo ha costretto a telefonare alla madre per farsi portare il denaro; durante la telefonata, faceva al malcapitato il segno con la mano di tagliargli la gola. Per essere più convincente, nei successivi tre giorni (fino al 14 maggio) ha poi tempestato lo studente di messaggi minatori su Instagram: «Non mi interessa, devi trovare una soluzione»; «Voglio i soldi subito»; «Porta i soldi oggi», tra minacce di alzare il prezzo del riscatto. La tentata estorsione non è poi andata a buon fine poiché la madre si è opposta. Il secondo episodio è avvenuto sul bus numero 47 Reggio-Casina proprio il 14 maggio. I due baby malviventi si sono seduti a fianco di uno studente, gli hanno chiesto soldi, gli hanno sfilato il portafoglio e, constatato che era vuoto, con quello hanno colpito in viso il proprietario. l © RIPRODUZIONE RISERVATA