Morì di overdose a 24 anni, assolta l’amica: non fu lei a darle la droga
Guastalla: Nunzia Colurciello si sentì male dopo la discoteca una notte di ottobre del 2018. Due amici hanno patteggiato
Guastalla È stata assolta con formula piena dall’accusa di morte in conseguenza di altro reato la guastallese Anna Mastrochicco: non fu lei a vendere la dose letale all’amica Annunziata “Nunzia” Colurciello, morta a Pieve di Guastalla nell’ottobre 2018 dopo una serata trascorsa in discoteca a Modena. A scagionare la giovane sono stati i messaggini estrapolati dal cellulare della vittima, che hanno dimostrato come a vendere la droga siano stati due ragazzi, Guido B. e Alessandro C., che hanno già patteggiato rispettivamente due anni (convertiti in lavori di pubblica utilità) e 3 anni, 6 mesi e 20 giorni.
La vicenda fece un certo scalpore. Le due amiche, come ha dichiarato l’imputata, una volta in discoteca si erano perse di vista e si erano ritrovate nel parcheggio perché erano andate con la stessa macchina. Nunzia era «euforica, agitata, giustificavo questo con il fatto che aveva bevuto. Prima di partire ci siamo fermate a prendere dei cornetti da mangiare». Al ritorno, appena arrivate a casa di Anna, come aveva raccontato quest’ultima, la 24enne si è sentita male. «Non abbiamo neanche fatto in tempo ad aprire la borsina del cibo. Nunzia ha iniziato a tremare». Attimi terribili: l’amica aveva chiamato due volte il Pronto Soccorso: «Venite subito». Fondamentale per l’esito del processo è stata la messaggistica sul telefonino della vittima, emersa in istruttoria durante la testimonianza di un carabiniere ma non presente nel fascicolo. Su richiesta dell’avvocato difensore Alessio Barboni le trascrizioni sono state acquisite ed è stato evidente come Nunzia per acquistare la droga si fosse accordata con i due amici. Alessandro le aveva fatto anche una battuta: «Non consumarla tutta prima di arrivare là». «Un dialogo consapevole sull’uso della sostanza, ma con soggetti che nulla hanno a che fare con la mia assistita, che ha sempre protestato la sua innocenza e anzi ha fatto tutto il possibile per salvare Nunzia», commenta l’avvocato difensore Alessio Barboni, con il giudice Michela Caputo che gli ha dato ragione (l’accusa chiesto una condanna a un anno e sei mesi). «Per la mia assistita, che ha sempre sostenuto la sua estraneità, è stata una liberazione emotiva importante», dice Barboni. © RIPRODUZIONE RISERVATA
