Prima di costruire, bisognerà scavare nella storia: la nuova Carta archeologica che cambia l’urbanistica
L’ha approvata il Comune insieme alla Soprintendenza, ai Musei Civici e ad un’equipe di archeologi e studiosi
Reggio Emilia Quando camminiamo per il centro, che sia per una passeggiata o per andare al lavoro, non pensiamo mai a cosa c’è sotto di noi. Certo, vediamo dei marciapiedi, forse un prato, brinato in questo periodo. Ma c’è di più. Ci sono millenni di storia, di civiltà, di uomini e donne che prima di noi hanno abitato la nostra Reggio. Un patrimonio archeologico immenso, ricco di memoria e pregno di ciò che ci ha portato all’oggi. Non lo vediamo, a volte non sappiamo neanche che ci sia.
A riportare alla luce ciò che fu, ci ha pensato il Comune, insieme alla soprintendenza, ai Musei Civici e ad un'equipe di archeologi e studiosi. Grazie al loro lavoro, è stato prodotto un documento, la Carta delle potenzialità archeologiche. Come ha spiegato Carlo Pasini, assessore alla pianificazione urbanistica «questo documento nasce per conciliare lo sviluppo del territorio con la tutela e la valorizzazione di testimonianze archeologiche che potrebbero essere presenti nel sottosuolo. La carta – ha continuato – costituisce un completamento del Pug e aggiunge un ulteriore tassello di salvaguardia del nostro patrimonio e della nostra storia».
La mappatura del territorio e l’indagine storica, oltre ad ampliare le nostre conoscenze e a permettere un’analisi più approfondita, ha dei risvolti pratici che interessano privati e Comune. Volete costruire una piscina? Si progetta un nuovo polo industriale? Serve un nuovo cavalcavia? Ora, per fortuna, ci si dovrà confrontare con la Carta delle potenzialità archeologiche, oltre che col Pug e col regolamento edilizio. Questa carta - il Cpa - attribuisce a ogni area un grado di rischio archeologico classificato in categorie (alto, medio, basso) e identifica quindi le zone in cui sussiste un’alta probabilità di intercettare contesti carichi di storia.
Gli studi hanno portato, come esposto da Annalisa Capurso, soprintendenza Abap per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, «a identificare 17 zone di riserva archeologica. Quattordici in centro storico, come era possibile immaginare. Le rimanenti tre si dislocano dai resti romani al Campovolo, all’estremo ovest, dove giacciono i resti di un villaggio etrusco». La Cpa permette quindi di mappare il territorio, studiarlo e analizzarlo, restituendo un quadro d’insieme completo che mira alla salvaguardia del nostro patrimonio archeologico. Non vuole solo essere uno strumento di tutela, ma anche «diffondere e far conoscere il valore del nostro patrimonio – come ha illustrato Marco Mietto, assessore alla cultura e ai giovani –. Si realizza in questo modo un collegamento tra cultura e comunità, permesso dai Musei Civici, luogo di conservazione attiva e diffusione del sapere». Preservare il patrimonio storico-culturale presente sul territorio reggiano durante i lavori di scavo, in occasioni di interventi edili e infrastrutturali è l’obiettivo principale della Carta delle potenzialità archeologiche. Oltre a questo però, la rilevanza culturale di ciò che il suolo custodisce è fondamentale. Ogni tanto, mentre siamo in giro per Reggio, invece che subire il fascino del cielo, proviamo a guardarci i piedi. Non sarà romantico come un tramonto, ma non solo le stelle possono parlarci, anzi.
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