«All’ospedale di Montecchio si vuole smantellare la mensa»
Sindacati e associazioni sanitarie sulle barricate dopo l’annuncio a fine anno: «Disagi per 450 persone». L’Ausl: «Il servizio riorganizzato alzerà la qualità»
Montecchio Emilia «L’Ausl vuole smantellare la mensa dell’ospedale Franchini di Montecchio, utilizzata da 450 dipendenti. È una pessima idea, daremo battaglia. Partirà una petizione online, alla quale ci auguriamo aderisca anche il sindaco Fausto Torelli», parte all’attacco la Cisl e le associazioni di mesici e infermieri. «Si tratta di una riorganizzazione del servizio ristorazione per pazienti e per il personale, che potrà continuare a consumare pasti in delivery o ad usare i buoni pasto altrove», è la replica a stretto giro di posta dell’Ausl. Di certo l’annuncio, caduto a fine anno e finalizzato al risparmio, ha fatto storcere il naso ai dipendenti ed è destinato a far discutere. «Cara Ausl di Reggio Emilia, fermati e rifletti. Chiudere la mensa dell’ospedale di Montecchio sarebbe una pessima scelta, che toglie welfare ai sanitari e rappresenta l’ennesimo taglio subito dalla sanità in provincia. Un colossale errore». Così l’alleanza sindacale formata da Cisl-Fp Emilia Centrale, Nursind e Fials, insieme ai sindacati dei medici Anaao Assomed, Fassid, Cisl Medici e Aaroi-Emac, interviene sulla novità decisa dall’azienda sanitaria, denunciando la cancellazione di un servizio amatissimo e importante per il Franchini. Servizio che riguarda 450 dipendenti tra infermieri, operatori socio-sanitari, medici e amministrativi.
La mensa funziona 365 giorni l’anno e prepara in media 290 pasti al giorno, per il personale e per i pazienti, grazie a 11 addetti che Ausl vuole trasferire a Reggio Emilia. «Una scelta inaccettabile, comunicata tra Natale e Capodanno senza una vera analisi costi-benefici» spiegano i sindacati, che hanno programmato una serie di assemblee. «Il 21 gennaio partirà una raccolta firme tra il personale, accompagnata da una doppia assemblea coi lavoratori, che segue la prima, accesissima, riunione. I lavoratori sono decisamente sul piede di guerra. Non ci fermeremo, chiederemo ai cittadini di Montecchio di sostenere con una petizione online la qualità dei servizi per il loro ospedale e per i suoi lavoratori, evitando che al Franchini tocchi la stessa sorte di Guastalla e Correggio, gli unici due ospedali aziendali senza una mensa per il personale e la cui cucina interna o è stata eliminata da anni (Correggio) o è stata rimossa di recente (Guastalla, 2024). Il risultato è che quegli ospedali sono ancora meno attrattivi – attaccano i sindacati – per i sanitari, che Ausl cerca disperatamente sul mercato del lavoro. Riteniamo che avere una mensa interna sia un aspetto qualificante dell’offerta sanitaria del Franchini».
Secondo l’Ausl invece «parte anche a Montecchio il progetto di riorganizzazione del servizio di ristorazione. Per i degenti prevede che il pasto venga servito su un vassoio personalizzato, corredato di stoviglie in ceramica, con pietanze personalizzate in accordo con le indicazioni fornite dal dietetico ospedaliero aziendale (Doa). I servizi di preparazione e confezionamento delle pietanze per i degenti saranno garantiti dalla cucina ospedaliera di Reggio Emilia. La centralizzazione di queste attività permetterà di uniformare i processi e assicurare uno standard qualitativo elevato, nel pieno rispetto delle prescrizioni dietetiche individuali». Sarà «un significativo aumento del livello di qualità offerto, percepibile non solo dai pazienti di Montecchio, ma anche da tutto il personale coinvolto». Parallelamente, prosegue l’Ausl, «inizia un periodo di sperimentazione anche per i dipendenti, che potranno consumare il pasto prenotato con vassoio (completo di primo, secondo, contorno, e acqua) negli attuali spazi della mensa dell’ospedale Franchini, garantendo così la continuità del servizio e mantenendo il costo per dipendente di 1,03 euro a pasto». Quell’1.03 euro è quanto viene scontato ad ogni dipendente in busta paga per ogni pasto; il resto che lo mette l’azienda.
«Il nuovo servizio prevede la possibilità di ricevere un pasto completo tramite servizio delivery, gestito dalla ditta Cir Food in una fascia oraria più ampia rispetto all’attuale. Oltre al vassoio personalizzato in delivery, i dipendenti avranno la possibilità, ogni giorno, di recarsi nei locali convenzionati, esercizi selezionati sulla base della convenzione regionale, situati all’interno del Distretto di Montecchio», usando i buoni pasto. Soluzioni che fanno storcere il naso al personale. «Impraticabile il buono pasto da 7 euro, per di più non cumulabile: i dipendenti sarebbero costretti a togliere la divisa, uscire in auto, rientrare e rivestirsi – replicano i sindacati – Il delivery è una doppia fregatura perché va prenotato il giorno prima: se capita un’emergenza o la fila di pazienti, si arriva lunghi, non si riesce a consumare il pasto ma si paga lo stesso». «Un appello speciale – concludono i sindacati – lo rivolgiamo anche al sindaco di Montecchio, Fausto Torelli, persona perbene e soprattutto medico per una vita. Lui, più di altri, può capire l’importanza delle nostre richieste. Lo invitiamo a firmare la petizione». l © RIPRODUZIONE RISERVATA
