Il fratello morì in un incidente stradale: «Ho voluto incontrare chi lo investì: l’ho abbracciato». Ora fa la volontaria per la Croce Rossa: «Mi dà tanta forza»
Elena Iori è la sorella di Emanuele travolto in scooter da un automobilista 20enne risultato positivo all’alcoltest. «Mi è sembrato un cucciolo impaurito. Gli ho chiesto di trasformare il buio in luce»
Reggio Emilia «Non voglio provare rabbia, vorrei invece che la mia energia fosse dedicata a portare luce». Ha saputo trasformare il più lacerante dei dolori in qualcosa di evolutivo, in luce per chi la circonda e ieri mattina ha raccontato, cuore a cuore, la sua esperienza durante un momento profondamente toccante. Elena Iori, 53 anni fra due settimane, un impiego in una multinazionale di Albinea come progettista meccanica e coordinatrice dell’ufficio tecnico, è la sorella di Emanuele Iori, ucciso in un omicidio stradale a 42 anni il 21 ottobre 2023 mentre, in sella al suo scooter si recava al lavoro. Lo ha fatto nel corso dell’evento “Ogni persona conta: un attimo che cambia la vita”, il secondo incontro del progetto ideato dalla Questura di Reggio Emilia “Conoscersi per comprendersi: la Polizia tra le persone”, alla Sala degli Specchi del Teatro Valli.
«Sono passati più di due anni, ma è come se fosse successo nel weekend scorso: la mia vita si è sbriciolata quel 21 ottobre - racconta Elena -. Quando ho ricevuto la notizia, in un certo senso, ho sperato che il mio cuore si fermasse, perché non mi sentivo in grado di reggere un dolore del genere. Credo abbia retto perché io comunque dovevo andare avanti. E sto cercando di capire quale sia il modo migliore per andare avanti e perché io debba andare avanti e lui no. La mia vita è cambiata nella quotidianità. Ogni mattina per andare al lavoro ripercorro la stessa strada fatta quel sabato: ci ho messo tanto per riuscire a percorrerla senza piangere. Pian piano sto cercando di rimettere insieme i miei pezzettini. Mi sono vista come un vaso rotto i cui pezzi, come nella tecnica del Kintsugi, sono rimessi insieme con l’oro, facendo in modo che ogni mia giornata ed esperienza sia quell’oro che metto nei frammenti di me». La tragedia ha cambiato Elena «con il dolore, ma anche con una forza che non pensavo di avere e anche riuscendo a divenire parte della Croce Rossa. Non era scontato che io riuscissi a salire su un’ambulanza e a intervenire su un incidente. Indossare quella divisa mi dà tanta forza. È stato molto difficile gestire i ricordi e lo è ancora. Per me sono come tante foto che ti passano davanti in ogni momento della tua giornata, è stato difficile fare in modo che i ricordi belli passassero davanti a quelli brutti. Io non auguro a nessuno di voi di vedere vostro fratello in una bara. E uso quest’espressione così forte perché spero che vi arrivi il messaggio che voi potete fare tanto, affinché nessuno abbia questo ricordo, che ha fatto molta fatica ad allontanarsi da me. Ora il ricordo più bello che mi fa andare avanti è una maratona che abbiamo portato a termine io e “Manu”, il soprannome di mio fratello, e l’abbraccio che mi ha dato al traguardo. È l’abbraccio che porto con me sempre e non mi fa sentire sola in ciò che devo portare avanti».
Emanuele era padre, fratello, marito, podista, di professione macellaio in un supermercato in città, molto attivo nella comunità. Il ragazzo alla guida dell’auto che lo ha travolto era risultato positivo all’alcoltest ed è stato condannato a tre anni e quattro mesi in abbreviato per omicidio stradale, aggravato dall’abuso di alcolici. «L’ho incontrato due volte - spiega Elena, riferendosi al conducente -. In udienza non l’ho visto in viso e non si è mai girato verso di me. Abbiamo aspettato che finisca la parte giudiziaria, diversi mesi dopo: lo volevo incontrare perché ritenevo di avere una cosa in sospeso con lui, vedere i suoi occhi. È stato possibile dopo un grande lavoro su di me. Ci siamo presentati, ci conoscevamo già in realtà. In quel momento l’ho visto in una veste totalmente diversa: prima ero arrabbiata perché lui ha fatto tutto quello che non si può fare, che io non sopporto. Non rispettare le regole. Però in quel momento, quando ho incontrato il suo sguardo mi è sembrato un “cucciolo impaurito”. La prima cosa che mi è venuta spontanea è stata abbracciarlo. C’è stato anche un momento di dialogo solo tra me e lui, chiesto da me. Io non ho voluto sapere cos’era successo quella notte, non si può tornare indietro. Gli ho chiesto cosa non andasse in generale. Mi ha detto che era un momento buio della sua vita. Un po’ lo capisco, li ho avuto anche io, a 20 anni, nell’adolescenza. Quello che gli ho chiesto è come la mia vita in un certo senso è “cambiata in meglio” che sia così anche la sua».
«Vedo un potenziale enorme di fronte a me - aggiunge Elena, riferendosi ai ragazzi delle scuole che hanno partecipato all’incontro di ieri -. Davanti a voi avete tutta la vostra vita, fate che sia portatrice di luce nella vostra esistenza e in quella degli altri. Mettete in circolo tutto l’amore che avete. Se vi trovate in difficoltà non abbiate paura a chiedere aiuto. Siete luce per il futuro, siatene consapevoli e portatela avanti». Elena Iori annuncia, inoltre, che sarà installata una panchina bianca, che rappresenta le vittime della strada e sul lavoro, al Polo Makallè. Riporterà le parole di Elena di essere luce e di mettere in circolo il proprio amore. Inoltre, si stanno facendo i passi per portare avanti l’iniziativa sportiva, seguita da una parte ludica, curata da Emanuele, lo Straiori. Nel corso dell’evento di ieri, ha raccontato la propria esperienza come caposquadra dei vigili del fuoco intervenuto sull’incidente Lorenzo Barigazzi, seguito da Stefano Silingardi, autista soccorritore.