Gazzetta di Reggio

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Dall’inserto Scuola2030

«Se davvero mettessero i metal detector, arriveremmo in classe in tempo per l’intervallo»

Luca Davoli, Ettore Ferri, Yasmine Bahlili*
«Se davvero mettessero i metal detector, arriveremmo in classe in tempo per l’intervallo»

Il commento di tre studenti dell’istituto Nobili di Reggio Emilia. «Non vogliamo scuole di Serie A e di Serie B, la scuola non scannerizza»

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In una società sempre più abituata ad ascoltare e ad assorbire fatti di cronaca nera, non sorprende leggere che anche ragazzi molto giovani – proprio come noi e come i due coinvolti nell’ultimo episodio avvenuto a La Spezia – si ritrovino a commettere o a subire atti di estrema violenza. Notizie di questo tipo scuotono l’opinione pubblica e spingono le istituzioni a cercare risposte rapide. Risposte che, però, troppo spesso risultano affrettate e poco realistiche per la realtà della scuola. Il Ministero dell’Istruzione ha ipotizzato l’introduzione dei metal detector nelle scuole considerate “più a rischio”. E, anche all’istituto Nobili, noi studenti ci siamo interrogati su questa possibilità. Il primo grande problema riguarda proprio la distinzione tra scuole “sicure” e scuole “a rischio”. Stabilire criteri netti appare estremamente difficile, se non impossibile. Indipendentemente dall’istituto frequentato, ogni studente è una persona con una propria coscienza, capace di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Pensare di tracciare una linea di confine tra un ragazzo di un istituto professionale e uno di un liceo significa classificare. Spesso poi le decisioni che riguardano noi studenti vengono prese da persone che conoscono poco la scuola di oggi. L’istituzione scolastica attuale non è quella di trent’anni fa e, a quanto pare, anche le soluzioni ai problemi che vengono proposte sono lontanissime dalle vere nostre esigenze. Ancora, a livello pratico l’introduzione dei metal detector solleva numerosa criticità. Pensando all’istituto Nobili, già oggi l’ingresso negli edifici scolastici è complicato, essendo la nostra la scuola più grande della provincia, dove centinaia di studenti devono entrare in pochi minuti. Se davvero mettessero i metal detector, arriveremmo in classe in tempo per l’intervallo. Una questione pratica che, però, non risponde al vero problema della proposta del Ministro, che è molto più profondo. La scuola educa, non scannerizza. La scuola è il nostro posto sicuro. Se ci abituassero a essere controllati ogni giorno, questo potrebbe trasmettere a tutti noi l’idea che una sorveglianza costante sia proprio la normalità e che il senso di giusto e sbagliato viene da fuori, così come la decisione di quali sono le scuole di Serie A e quelle di Serie B. Noi vogliamo continuare a essere formati, a dialogare con i professori, a essere liberi di poter ragionare senza le forme di controllo che si ipotizzano per noi.

*Studenti dell’istituto Nobili

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