Addio al pilota Umberto Catellani. Gli allievi: «Ci ha insegnato tanto»
Scandiano: aveva 79 anni. Per 40 anni, a partire dal 1978, è stato alla direzione della scuola di volo dell’Aeroclub di Modena
Scandiano Un uomo paziente, ma deciso, metodico e razionale e che «dava del “lei” non per distanza, ma con l’affetto e l’educazione di un gentleman d’altri tempi». Così lo descrive uno dei suoi tanti allievi che ora lo ricordano commossi. È morto a 79 anni, il comandante Umberto Catellani, originario di San Ruffino e mai allontanatosi dalla sua Scandiano, anche durante il lungo periodo di attività – ben 40 anni a partire dal 1978 – alla direzione della scuola di volo dell’Aeroclub di Modena e, ancora prima, al lavoro per una compagnia di riprese e fotogrammetria aerea che lo aveva portato in giro per il mondo. Catellani è morto venerdì nella sua abitazione, in seguito a una malattia, circondato dall’affetto dei suoi cari. La sua morte ha suscitato profondo cordoglio nel mondo dell’aviazione civile e innumerevoli manifestazioni di grande stima e riconoscenza da parte delle centinaia di allievi che ha formato: «Più di 600 – ricorda l’aeroclub di Modena nel salutare il suo comandante tracciandone una dettagliata biografia – molti dei quali divenuti comandanti di aerolinee civili in Italia e all’estero o a loro volta istruttori. Nel corso della sua carriera ha totalizzato oltre 22mila ore di volo. Per l’impegno e la serietà professionale è stato insignito della Stella al Merito del Lavoro». Catellani lascia la moglie Daniela Bonvicini, i figli Andrea e Barbara, gli amati nipoti Beatrice e Riccardo, la sorella Daniela.
«Il volo era la sua passione – lo ricorda la figlia Barbara –. Si sentiva fortunato a poterlo fare come lavoro e a poterlo insegnare. Aveva il carattere giusto per farlo. Era paziente, calmo e sapeva ascoltare. Trasmetteva sicurezza». La passione del volo, racconta ancora, era nata dalla sua prima attività di meccanico motorista, manutentore di velivoli: «Decise di prendere il primo brevetto e da allora fu un susseguirsi di attestati». «Fino a quello professionale di 3° grado – si legge anche nella sua biografia –. Nei primi anni ’70 ha operato come comandante per una compagnia di riprese e fotogrammetria aerea, volando con un bimotore Piper Navajo in tutta Italia e all’estero fino al Corno d’Africa (Somalia, Etiopia, Eritrea). In seguito, ha ottenuto le abilitazioni di istruttore (volo a vista, volo strumentale, plurimotore) e nel 1978 è approdato all’Aero Club di Modena come direttore della scuola di volo, ruolo che ha ricoperto ininterrottamente, guidando l’addestramento con garbo e fermezza. Sotto la sua direzione la scuola è cresciuta fino a ottenere la certificazione Easa come Ato, con corsi che arrivano fino alla licenza di pilota di linea. Nella funzione di direttore dell’addestramento (Head of Training), con licenza Cpl (Easa) e abilitazioni FI, Iri e Cri, ha formato e coordinato nel tempo una decina di istruttori di volo e, dal 1978, più di 600 allievi». «Aveva un modo di fare che metteva subito a proprio agio e che diceva molto della persona, prima ancora che dell’istruttore – è il ricordo di Massimo Vicentini –. Mi ha insegnato a volare. Mi ha consegnato le ali da pilota, ma soprattutto mi ha insegnato come stare in aria, con attenzione, ironia e consapevolezza». Il funerale, affidato alle onoranze funebri Anceschi, sarà celebrato stamattina. Alle 9.30 il corteo funebre dalla camera ardente all’ospedale Magati raggiungerà la chiesa parrocchiale di San Ruffino. Al termine della messa l’ultimo viaggio al cimitero locale. l © RIPRODUZIONE RISERVATA
