Si sposò all’Hospice con l’ex badante pochi giorni prima di morire, ma per le figlie fu circonvenzione d’incapace
Correggio: scoprirono solo alla morte del 65enne le nozze. Con l’avvocato Liborio Cataliotti hanno ottenuto l’apertura del caso
Correggio Un matrimonio celebrato in punto di morte, senza avvisare le figlie, seguito appena cinque giorni dopo dal decesso di un 65enne. Unica erede del patrimonio personale dell’uomo la neosposa, ex badante, all’epoca 41enne quindi più giovane di 24 anni. Ora il giudice per l’udienza preliminare Luca Ramponi, accogliendo l’opposizione all’archiviazione da parte delle figlie, ha deciso per un supplemento d’indagine disponendo una consulenza medico-legale prima di decidere se ci sono gli estremi per rinviare a giudizio la vedova per il reato di circonvenzione d’incapace (chiunque, «per procurare a sé o ad altri un profitto, abusa dei bisogni, delle passioni o dell’inesperienza di una persona in stato di infermità/deficienza psichica», è punibile con una pena che va «da 2 a 6 anni e una multa da 206 a 2.065 euro»). I protagonisti di questa storia sono entrambi italiani.
Nel 2019 la morte del 65enne di Correggio, malato terminale ricoverato all’Hospice di Guastalla per un ictus e una grave insufficienza cardiaca. Solo dopo il decesso le due figlie scoprono che il padre si è sposato cinque giorni prima di esalare l’ultimo respiro. Un “sì” che fa nascere più di un sospetto; da qui la denuncia delle figlie, convinte che si tratti di un piano architettato dalla 41enne, nonostante il fatto che sia il vicesindaco dell’epoca, che ha celebrato la cerimonia con rito civile, sia i medici, che hanno certificato la capacità di intendere e di volere dell’uomo, sentiti dai carabinieri, abbiano affermato che pareva tutto a posto. Perciò il pm, ritenendo non provabile l’induzione, ha chiesto per la 41enne l’archiviazione per due volte. E per due volte le figlie si sono opposte tramite l’avvocato Liborio Cataliotti, il quale ha sottolineato come dalle persone informate sui fatti siano in realtà emerse «talune contraddittorietà»: ad esempio due medici della Cardiologia hanno dichiarato che il paziente era capace di intendere e di volere «solo nei momenti di lucidità», alternando «confusione mentale a lunghe fasi di assopimento». Abbastanza per parlare di incapacità, visto che per quest’ultima si intende «una minorata capacità psichica con compromissione del potere di critica e indebolimento di quello volitivo».
Ieri in Tribunale a Reggio Emilia il gup Ramponi ha accolto l’ipotesi delle figlie sul matrimonio in extremis, celebrato a loro insaputa alla sola presenza di operatori sanitari. Secondo il gup gli estremi sussistono: «La circostanza che le figlie non fossero state informate; che la volontà del defunto di sposarsi sia emersa mentre il paziente era nel reparto di Cardiologia; che la donna abbia richiesto al personale infermieristico di certificare la presenza all’Hospice 24 ore su 24; che nella cartella clinica sia stato escluso ogni contatto telefonico diverso dalla 41enne, qualificatasi come compagna». Per il giudice è «essenziale verificare se l’uomo versasse in una condizione di suggestionabilità». La consulente tecnica incaricata, dottoressa Talmelli, si è presa novanta giorni per depositare la perizia. «La relazione affettiva tra la mia assistita e il defunto durava da cinque anni, particolare che a nostro avviso depone a favore della signora», affermano gli avvocati Giuseppe Silippo e Giovanni Orlandi. © RIPRODUZIONE RISERVATA
