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Via libera all’accorpamento scolastico per Pertini e Cpia: ecco cosa sta succedendo

Via libera all’accorpamento scolastico per Pertini e Cpia: ecco cosa sta succedendo

Comune di Reggio Emilia e Provincia contro il governo per i tagli: «Non siamo considerati»

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Reggio Emilia «A fronte della decisione assunta dal Ministero dell’Istruzione di procedere con la riduzione delle istituzioni scolastiche, Provincia e Comune di Reggio Emilia confermano la propria contrarietà ai tagli e agli accorpamenti scolastici imposti dal Governo, ritenendoli un intervento dettato da semplici valutazioni statistiche e che non tengono in adeguata considerazione il lavoro svolto negli anni dalla politica e dalla comunità educante del territorio». Con una nota arrivata nel tardo pomeriggio di ieri firmata dal sindaco di Reggio Marco Massari, dal presidente della Provincia Giorgio Zanni, dall’assessora comunale Marwa Mahmoud e dalla vicepresidentessa della Provincia Francesca Bedogni, i due enti esprimono l’assoluta contrarietà a quanto deciso dal provveditore regionale Bruno Di Palma, nonché commissario generale ad acta.

Nell’anno scolastico 2026-2027 l’Emilia Romagna dovrà fare a meno di 17 autonomie scolastiche, che passeranno così complessivamente da 532 a 515. A Reggio, in particolare, l’istituto comprensivo Pertini 2 sarà confluito nella Pertini 1 e il Cpia (Il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti) di Correggio sarà inglobato in quello di Reggio. I due istituti si chiameranno rispettivamente Istituto Comprensivo Sandro Pertini con sede in via Terrachini e Cpia Reggio Emilia in via Giuseppe Verdi (anche se dal Comune di Reggio c’è l’intenzione di realizzare una nuova sede in via Fogliani, più funzionale). Comune e Provincia esprimono rammarico «per una decisione che prevede decorrenza immediata e non contempla tempi congrui di attuazione. Ribadiamo la necessità di operare ogni azione comunicata dal commissario di governo con un adeguato rinforzo di personale e organici».

Poi il dito puntato al Governo: «Le decisioni assunte a livello statale e la gestione concreta di questi tagli ricadono ora sugli enti locali, sui lavoratori della scuola e sugli studenti». Anche la Cisl Scuola, che sin da subito ha seguito questa battaglia, esprime amarezza ma non nasconde le critiche rivolte agli enti locali. Dice Randazzo, segretario generale: «La politica reggiana si è svegliata tardi, il decreto purtroppo no. Una decisione attesa e denunciata da mesi, che arriva ignorando l’ultimo tentativo del territorio di cambiare rotta». Quando parla di ritardi, Randazzo fa riferimento alla mossa dello scorso 22 gennaio in cui Comune di Reggio e Provincia chiedevano, nella riunione di Commissione provinciale, di rinviare i tempi di questo provvedimento per gli istituti Pertini, e di non prendere in considerazione i Centri di Istruzione, considerato che nei Cpia reggiani arrivano adulti che rientrano in formazione oltre a cittadini che cercano integrazione e percorsi di seconda opportunità.

I giochi, però, erano già fatti, sulla base anche di quanto uscito dalla Conferenza provinciale del 28 ottobre a cui avevano presenziato gli stessi protagonisti. In merito ai Cpia, il segretario della Cisl Scuola aggiunge: «Con l’accorpamento sparisce uno dei due dirigenti e al superstite viene affidata una gestione ingestibile: 2.500 frequentanti, 1.800 persone in lista d’attesa, 33 sedi territoriali. La scuola dagli ultimi, non è riorganizzazione: è resa, è disastro». Nella nota si fa riferimento anche a 14 posti di personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) che sarebbero a rischio in seguito a questa riforma destinata a modificare il settore scolastico: «Non sono numeri astratti: sono scuole che funzionano peggio, segreterie già al limite, servizi ridotti. Un effetto domino che colpisce un territorio che aveva già fatto la propria parte nella razionalizzazione regionale. Siamo davanti a una riforma che riduce la scuola a una variabile contabile, costruita sulla carta e senza un vero confronto con il territorio. Dietro criteri formalmente amministrativi si ignora il lavoro di equilibrio, integrazione e prossimità costruito negli anni dalle comunità scolastiche». «Si è scelta la strada dei tagli al buio, con una riforma dall’alto costruita dietro ad una scrivania, senza confronto col territorio, cancellando una correzione doverosa», accusa Randazzo. Il numero di 17 riduzioni, fa sapere la Cisl, deriva dal vincolo nazionale sugli organici di dirigenti e Dsga (direttore dei servizi generali e amministrativi); un vincolo legato al Pnrr che non tiene però conto della specificità dei territori. L’Emilia Romagna, da questo punto di vista e secondo quanto annunciato dal sindacato, conserva già il record nazionale del numero di studenti per ogni istituzione scolastica. l N.V. © RIPRODUZIONE RISERVATA