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Il caso

Quindicenne molestata in strada da uno sconosciuto. Il giudice riapre le indagini: «Bisogna identificarlo»

Ambra Prati
Quindicenne molestata in strada da uno sconosciuto. Il giudice riapre le indagini: «Bisogna identificarlo»

Reggio Emilia: la violenza alla giovane da un uomo in bicicletta. Ora saranno visionate le telecamere, sentita la ragazza e creato un book fotografico con sospettati

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Reggio Emilia Stava camminando in pieno giorno quando uno sconosciuto in bici l’ha palpeggiata, derisa e insultata. È quanto è capitato a una quindicenne, che ha denunciato il sopruso a sfondo sessuale. L’iter giudiziario, però, ha avuto uno stop per un semplice motivo: il molestatore – che dovrà rispondere del reato di violenza sessuale – non è mai stato identificato. Ora, accogliendo la richiesta dell’avvocato Erica Romani che tutela la ragazzina, il giudice per le indagini preliminari Matteo Gambarati ha disposto delle indagini suppletive.

I fatti risalgono all’estate scorsa quando la minorenne, da sola, si stava recando in palestra. All’improvviso uno sconosciuto in bicicletta le ha palpato il sedere, si è fermato in bici, le ha sorriso e l’ha schernita dicendo frasi poco piacevoli. Turbata, una volta tornata a casa la ragazzina ha raccontato l’accaduto al padre e insieme al genitore si è recata a sporgere denuncia. Così ha preso il via un procedimento penale contro ignoti, visto che la 15enne non aveva mai visto prima quell’uomo. Il pm titolare ha chiesto l’archiviazione, ritenendo che fosse inutile proseguire in assenza del nominativo del responsabile.

L’avvocato Romani si è opposta all’archiviazione, ritenendo che «le indagini parrebbero non risultare idonee alla puntuale verifica delle asserzioni della minore», che «non si è proceduto a un’approfondita indagine» e che «non si è compresa la pericolosità sociale del soggetto, il quale oggi sta circolando tranquillamente e potrebbe in qualsiasi momento ripetere le stesse condotte». Ieri in Tribunale a Reggio, durante l’udienza, il gip Gambarati ha accolto le ragioni della legale della 15enne, restituendo gli atti all’accusa affinché provveda a visionare le telecamere nella zona (anche se sono trascorsi molti mesi esiste il ragionevole dubbio che possano essere utili), l’audizione protetta della minorenne assistita da un esperto e la creazione di un book fotografico di volti simili alla descrizione che fornirà la ragazzina, la quale potrebbe riconoscere il predatore. In aula è stata presente la ragazzina che, secondo la sua legale, «non esce più da sola per la paura di poter incontrare di nuovo questa persona». «A mio avviso il gip ha emesso un provvedimento giusto – commenta l’avvocato Romani – Ciò che dentro le aule di giustizia può sembrare una cosa di poca rilevanza, può essere per la persona che la subisce e per l’intera collettività un grave trauma. È importante che la parte offesa senta accanto a sé un sistema giudirico dal volto umano che la protegge sempre e che il responsabile comprenda che non rimarrà impunito. Non si può archiviare solo perché è difficile identificare chi ha commesso un’azione spregevole: è anzi giusto fare ogni tentativo possibile per risalire all’autore di un simile gesto».  © RIPRODUZIONE RISERVATA