Il docente del Classico: «Schedare i prof di sinistra? Un’offensiva contro la funzione formativa della scuola»
Reggio Emilia: Marco Cosentina contro l’iniziativa di Azione Studentesca che chiede agli studenti l’orientamento politico dei docenti
Reggio Emilia “La schedatura dei professori di sinistra? Un’offensiva contro la funzione formativa della scuola”.
È polemica dopo l’iniziativa di Azione studentesca, movimento di studenti di destra legato a Fratelli d’Italia, che ha lanciato la campagna “La nostra scuola”. In diversi istituti, da Cuneo a Palermo, sono comparsi striscioni e manifesti, sui muri e all’interno degli edifici, con l’invito agli studenti a segnalare “i professori che fanno propaganda”. Un’iniziativa definita da più parti come una schedatura, sulla quale alcune procure hanno avviato accertamenti. Sul tema interviene anche Marco Cosentina, professore di storia e filosofia al liceo Spallanzani-Ariosto di Reggio Emilia. Il docente stigmatizza la “rappresentazione degli studenti come massa indottrinabile” ed evidenzia quello che ritiene il “paradosso di una campagna contro la propaganda politica lanciata da ambienti vicini al partito di governo”. Nel suo intervento Cosentina richiama il ruolo costituzionale della scuola, il valore dell’antifascismo e la funzione dell’insegnamento come spazio di pensiero critico e confronto.
Di seguito l’intervento integrale del professore.
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra, si chiedeva Gaber due decenni fa, in una celebre canzone densa di ironia. Norberto Bobbio, docente di sinistra, vedeva un elemento di discontinuità tra i due modelli nel meccanismo che determina la condizione degli uomini, anteponendo la diseguaglianza nel primo caso, l’eguaglianza nel secondo.
Ben venga allora questa cialtronata di Azione Giovane relativa ai questionari sui professori che propaganderebbero idee di sinistra. Almeno costringe chi è nella scuola a smarcarsi una volta per tutte da tale mediocre traiettoria, che rappresenta i ragazzi come massa facilmente indottrinabile, magari anche come ha fatto di recente un’altra sigla di estrema destra, distribuendo loro volantini farneticanti, con richiami alla stirpe o alla remigrazione.
L’offensiva contro la funzione formativa, che da un po’ di tempo vede attive alcune componenti politiche, ci autorizza a chiarire ancora di più che la scuola si ispira al dettato costituzionale, quello stesso che si nutre della lotta antifascista. È quantomeno paradossale che un’organizzazione assai prossima ad un partito che detiene il controllo del governo, Fratelli d’Italia, lanci una campagna contro la propaganda politica.
Conosco la dimensione scolastica da più di trent’anni e so che, sebbene con difficoltà crescenti, l’unico spazio che resiste all’incontro con le nuove generazioni resta quello dell’insegnamento. Lo spirito che lo anima è quello della passione civile, del dialogo formativo, della costruzione del pensiero critico, del confronto tra opinioni diverse, purché adeguatamente documentate, per non scadere nel chiacchiericcio del pensiero binario tipico dei social.
Uno spazio che si declina a partire da categorie cognitive da rielaborare, per poi poterle dischiudere alla complessità del presente. Una dinamica che problematizza i saperi per contrastare i facili rifugi degli schematismi rigidi.
La scuola è immune alle identità cristallizzate, proprio perché agìta dalle moltitudini che la vivono. È un molteplice esistente che si potenzia proprio nell’interazione dei soggetti in campo, impegnati a costruire i propri itinerari di autonomia, la propria crescita di cittadini, sia individuale che collettiva.
È un dispositivo politico, occorre ribadirlo, che già Platone vide necessariamente basato sul riconoscimento dell’alterità, alimentato da un amore per la conoscenza che si rivolge all’anima, svincolandola da ogni pregiudizio fallace per determinare l’evoluzione dello spazio pubblico.
In questo senso vi è nell’insegnante una responsabilità politica e personale, legata all’istanza di vedersi superato da ogni allievo, in quanto ne scorge i tratti di colui che fonda un futuro nuovo, una nuova polis, che parla un discorso non ancora scritto, in cui ogni ideologia lasci il passo ad una reale, partecipata ed estesa emancipazione democratica.
Idee di sinistra? Forse; anche Piero Gobetti lo era. Sicuramente non attribuibili a chi ancora non riesce a smarcarsi dalle proprie radici oscure e nefaste. Fasciste!
