Dopo il no di Scandiano, l’agrivoltaico “trasloca” a Reggio Emilia: mega impianto alla Giarola
La zona individuata è vicino alla frazione della Giarola, in via Bosco: se approvato, sarà grande come 19 campi da calcio. Cittadini preoccupati: lunedì un incontro pubblico a Gavasseto
Reggio Emilia Tra le verdi e rigogliose campagne reggiane potrebbe sorgere un mega impianto agrivoltaico di tipo verticale di oltre 13 ettari, che corrisponde circa a 19 campi da calcio. A presentare il progetto è la società Atlas Solar – facente parte del gruppo Atlas Renewable Energy, che aveva già provato a proporre un impianto simile a Scandiano – che, insieme ad Heron, si è affacciata nei territori del Comune di Reggio, chiedendo l’autorizzazione di realizzare un impianto dalla potenza nominale in immissione di 9,11 mwp. La zona individuata è vicino alla frazione della Giarola, in via Bosco, non lontano da Mazzini Garden, a circa sei chilometri di distanza dall’area che era stata indicata nel progetto presentato al Comune di Scandiano. Si tratta di un impianto agrivoltaico, quindi questo vuol dire che integra la produzione di energia fotovoltaica con l’attività agricola o zootecnica sullo stesso terreno, utilizzando strutture rialzate o interfilari che permettono il passaggio dei macchinari agricoli. Nell’avviso, depositato negli uffici comunali, il progetto viene definito «di pubblica utilità, indifferibile e urgente».
Questo, però, ha due conseguenze importanti, ovvero il vincolo espropriativo e la variante urbanistica. Il primo passaggio è necessario poiché i cavi e le opere di connessione passeranno sotto terreni di proprietà di agricoltori o aziende agricole. Dunque il Comune sta avviando le procedure per l’esproprio o l’asservimento coattivo di tali aree. Inoltre, l’approvazione del progetto modificherà il piano urbanistico (Pug) del Comune per permettere la localizzazione dell’opera. I documenti, con i progetti, le dimensioni dell’impianto e i terreni interessati, sono stati depositati e i cittadini interessati hanno tempo sessanta giorni per visionarli e intervenire se ritenuto necessario. Il deposito è avvenuto lo scorso 14 gennaio, dunque il limite di tempo massimo è il 16 marzo. I documenti si possono consultare sul sito del Comune di Reggio, o recandosi su appuntamento negli uffici di via Emilia San Pietro 12.
Questo progetto, però, ha creato profonda agitazione tra i cittadini reggiani, preoccupati per l’impatto ambientale che potrebbe avere un impianto di queste dimensioni. E in tal senso, la Consulta dell’ambito C ha organizzato un incontro pubblico lunedì, alle 20.30, nella parrocchia di Gavasseto, a cui dovrebbe partecipare anche il Comune. L’estate scorsa, il sindaco di Scandiano Matteo Nasciuti si era detto molto contrario alle modalità in cui vengono proposti questi tipi di impianti: «Gli attuali strumenti normativi non offrono ai Comuni la possibilità di intervenire nella pianificazione territoriale in modo adeguato. È una zona grigia, dove mancano tutele normative». «La Regione Emilia-Romagna – si leggeva nella lettera – ha già provato ad alzare il livello di tutela per le aree agricole e paesaggistiche più sensibili, anche quando vicine a impianti industriali, ma quel tentativo è stato vanificato da una sentenza del Tar del Lazio che ha inibito le Regioni nel legiferare sulla materia, imponendo al Governo di farlo entro 60 giorni. Ma non è mai avvenuto. Questo dimostra che, senza un intervento legislativo chiaro e forte a livello nazionale, i Comuni e le Regioni non avranno mai armi efficaci per fermare interventi puramente d’interesse privato ma con impatto pubblico». l © RIPRODUZIONE RISERVATA
