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La ricerca “Pane & Azzardo”

Azzardo, a Reggio Emilia si gioca sempre di più. Il caso Reggiolo, il boom dell’on line e l’emergenza dipendenza

Massimo Sesena
Azzardo, a Reggio Emilia si gioca sempre di più. Il caso Reggiolo, il boom dell’on line e l’emergenza dipendenza

L’analisi di Federconsumatori e Cgil regionale: «Arrivano a chiedere aiuto quando non hanno più soldi»

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Reggio Emilia Trentadue milioni. Di tanto è cresciuta in un solo anno la spesa a Reggio per il gioco d’azzardo su pc e smartphone. A rivelarlo è la ricerca “Pane & Azzardo” presentata nei giorni scorsi da Federconsumatori e Cgil regionale. Il quadro che emerge colloca la nostra provincia come una sorta di caso di scuola, di quelli che mettono insieme le diverse evoluzioni che l’azzardo ha fatto in questi anni e, al tempo stesso, risente della storia di particolari zone della provincia.

Da Reggiolo a Ventasso
Per capirci, anche a Reggio Emilia come nel resto della regione, il gioco d’azzardo si è gradualmente spostato dal gioco fisico (dai gratta e vinci, fino alle serate passate in una sala bingo) al gioco online. E tuttavia, se si osservano i dati relativi alla spesa per l’azzardo divisi per distretti sanitari non si può fare a meno di notare come, ad esempio, il comune di Reggiolo, abbia una spesa pro-capite per giochi d’azzardo che è più del doppio della media della spesa registrata nel comune capoluogo. Per capirci: nel 2024 a Reggio Emilia la spesa pro-capite per i giochi è stata di 2.655 euro. Uno stipendio più che buono, una cifra importante, soprattutto se si considera che si tratta della media per residenti, compresi anche coloro che – per età – non potrebbero giocare. Ebbene, se questa cifra fa impressione, allora lo fa ancora di più la media della spesa che si registra a Reggiolo dove da diversi anni si trova una delle più importanti sale Bingo di tutta l’Emilia Romagna. Secondo gli addetti ai lavori proprio Reggiolo è uno dei quattro Comuni della regione in cui la spesa pro-capite per cittadino maggiorenne supera i 6 mila euro mensili.

Sempre secondo il report di Cgil e Federconsumatori, a Reggio Emilia, nel 2024 si è stimata una riduzione del 3% del gioco d’azzardo fisico, mentre il gioco online è cresciuto in un anno del 10,7% , comunque al di sotto della media regionale, con posizioni di centro classifica sia della provincia sia del comune capoluogo. Nel canale da remoto – si legge nella ricerca – sono i distretti sanitari di Scandiano e di Castelnuovo Monti quelli coi numeri più elevati. I Comuni al di sopra della media nazionale sono Boretto e Ventasso, ma soprattutto Casina e Rubiera. L’ultimo report ha poi messo in evidenza numeri elevati anche a Gattatico, Rubiera, San Polo d’Enza, Sant’Ilario.

L’identikit del giocatore
A Reggio Emilia, il fronte contro il dilagare del gioco d’azzardo è ampio. E con la Federconsumatori che ha curato la terza edizione del report “Pane & Azzardo” c’è da sempre anche la Papa Giovanni XXIII che da oltre dieci anni – d’intesa con il Servizio dipendenze patologiche dell’Ausl gestisce l’Azzardo Point, una struttura che , negli anni ha raccolto le richieste d’aiuto di centinaia di famiglie, rovinate da chi, tra i propri cari finisce nella ragnatela del gioco d’azzardo. A guidare l’Azzardo Point della Comunità Papa Giovanni XXIII è da quattro anni Roberto Malferrari che conferma come il giocatore tipo a Reggio Emilia sia ancora oggi maschio e over trenta. «Ci sono anche le donne – sottolinea Malferrari – che, a differenza degli uomini hanno difficoltà a chiedere aiuto. Per questo stiamo studiando l’apertura di un gruppo di auto-aiuto aperto proprio alle donne che vivono questi problemi e che hanno difficoltà ad ammetterlo e magari invece, puntando sulla solidarietà femminile possono farsi aiutare». Per la verità, la difficoltà ad ammettere di avere un problema con il gioco d’azzardo sono anche i maschi. «A differenza di quanto avviene per altre forme di dipendenza – spiega il responsabile dell’Azzardo Point – i giocatori si rivolgono a noi e chiedono aiuto solo quando capiscono di non aver più possibilità di reperire i soldi». E proprio i soldi, il bilancio familiare che vacilla fanno sì che il più delle volte siano i familiari della persona diventata dipendente dal gioco d’azzardo. 

«È quasi sempre la famiglia – sottolinea Malferrari – che si rivolge a noi o ai servizi. E per quanto ci riguarda noi cerchiamo di dare qualche consiglio che ha come primo obiettivo quello di proteggere il patrimonio del nucleo familiare, magari spingendo perché si adotti la doppia firma sui conti correnti. Una misura, questa, che può sembrare il minimo sindacale, ma la realtà è che anche i familiari spesso sono colti di sorpresa quando scoprono che in famiglia c’è chi sta dilapidando tutto». In un anno, in media, l’Azzardo Point di Reggio raccoglie un centinaio di richieste d’aiuto , che in parte vanno poi a finire anche nel numero delle persone che vengono poi seguite dal Servizio dipendenze patologiche dell’Ausl che invece ogni anno si occupa di circa 200 casi, molti dei quali di vera e propria dipendenza patologica. In tutta la regione, poi, sono circa 1.800 le persone alle prese con questo genere di problemi. Giovani nella rete Invero, se da un lato l’identikit del giocatore reggiano si rifà a a un maschio con più di trent’anni, coloro che si occupano di questo tipo di dipendenza non possono far a meno di notare che sta crescendo – proprio per via del boom delle scommesse online – il numero di giovani attratti dall’azzardo. «I giovani – spiega Malferrari – sono attratti sia dai gratta e vinci, sia dal mondo delle scommesse sportive. Cos’hanno in comune questi due giochi? La simultaneità con cui giochi e apprendi subito se hai vinto oppure no. Le scommesse sportive poi però sono più subdole, perché ti spingono a scommettere, facendoti credere di essere un esperto. Ad esempio: scommetti sulla vittoria della prima contro l’ultima e ovviamente vinci. Poi però, galvanizzato da questa vincita, il gioco ti spinge a puntare su altre cose più aleatorie, come il numero di calci d’angolo, i minuti in cui le squadre segneranno o le ammonizioni di una squadra piuttosto che di un’altra».

Invero, a non autorizzare nessuno all’ottimismo è la storia della lotta del nostro Paese – politica, istituzioni, sanità – all’azzardo. Una storia iniziata quasi vent’anni fa e culminata con il Decreto Balduzzi che per la prima volta dava regole sulla pubblicità del gioco d’azzardo e stabiliva distanze che le sale slot dovevano mantenere da scuole o altri luoghi ricreativi. Nel 2018 poi la ludopatia viene riconosciuta come una patologia di cui lo Stato deve farsi carico e la lotta a queste forme di assistenza finisce nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza. Per reagire a queste mosse i colossi del gioco si spostano gradualmente ma decisamente sul gioco digitale. Calano così gli introiti dalle slot e vola invece il gettito del gioco digitale. Una osmosi che ha anche una spiegazione della miopia dello stato che applica al gioco digitale una tassazione quattro volte più bassa di quella che invece riguarda le slot.

I “gratta e vinci”? Restano un evergreen perché agiscono sull’immaginario dei giocatori: «Adesso – chiosa Malferrari – ci sono gratta e vinci da 25 euro l’uno perché in qualche modo rispondono alla pulsione di fare il colpaccio subito. Tutto assolutamente fuori d ogni logica, ma tant’è: bastava vedere quando è uscita la notizia della vincita da 2milioni della Lotteria Italia. Tra le persone che si rivolgono a noi era l’unico argomento di discussione: chi ricordava di esser passato da quella tabaccheria e chi immaginava chi potesse aver vinto». © RIPRODUZIONE RISERVATA