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La sfida di Alice Pignagnoli diventa un docu-film per la regia di Donatella Finocchiaro

Mattia Amaduzzi
La sfida di Alice Pignagnoli diventa un docu-film per la regia di Donatella Finocchiaro

Dal libro “Volevo solo fare la calciatrice” dove denunciava di essere stata svincolata perchè incinta alla produzione Sky: le prime riprese a Reggio Emilia

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Reggio Emilia “Volevo solo fare la calciatrice” sarà una docu-fiction. Il primo libro di Alice Pignagnoli, portiere reggiano con una lunga esperienza nelle massime serie del calcio femminile, ha avuto un grande successo e riscontro a livello nazionale. Tanto che un gruppo di produttori si sono interessati alla storia e hanno deciso di acquistare i diritti cinematografici. «Pensavo che il tutto fosse già definito – racconta Alice Pignagnoli – invece poi ci sono diversi passaggi: bisogna trovare i fondi perché un film del genere costa mezzo milione di euro. Ha una produzione di un certo tipo perché la regista è la Donatella Finocchiaro, un'attrice molto famosa, e Daniele Ciprì è il direttore della fotografia e ha vinto anche David di Donatello».

La protagonista, naturalmente, è la stessa Pignagnoli, la cui fama ha fatto cambiare idea agli stessi produttori: «All'inizio si pensava di fare un film, però poi gli autori hanno deciso che era molto importante che io ci mettessi la faccia perché la mia storia era già famosa in Italia, per via delle battaglie che ho fatto. Perciò hanno optato per il formato docu-fiction». Nei giorni scorsi, si sono svolte le riprese a Reggio Emilia: «La troupe è stata a casa mia – racconta Pignagnoli – e ha ripreso i miei allenamenti. Sono stati intervistati i miei familiari, la mia vicina di casa, mio zio – la persona che mi ha supportato per iniziare a giocare a calcio – e anche mister Nuzzo, preparatore dei portieri del Sassuolo, il mio allenatore che mi ha rimesso in campo dopo le due gravidanze. Poi ci sposteremo in Sicilia, per girare le scene più da “fiction”». Il film è coprodotto da Sky Albania, e perciò si punta a distribuirlo in tutta Europa, anche se è ancora presto per sapere su quale piattaforma, se Rai, Sky o Netflix. Per Pignagnoli, si tratta comunque di esperienza incredibile e «motivo di grande orgoglio perché il mio sogno è che ogni bambina a cui viene detto ancora oggi che non può fare quella cosa perché femmina, possa trovare ispirazione e forza dalla mia storia e magari trovare anche il coraggio di abbattere quegli stereotipi che ancora troppo spesso si trovano a confrontarsi. Sono molto orgogliosa di questo progetto: sarà il primo film sul calcio femminile in Italia. A volte quando ci penso mi vengono ancora i brividi».  Sul set, però, Pignagnoli si è trovata a sua agio come quando si trova a difendere i pali della propria porta: «Per me è stato tutto molto naturale – racconta – nel senso che io non sono altro che me stessa, non è che devo recitare quindi la regista mi sta permettendo di costruire la storia su quella che sono io davvero. Quindi per me è molto semplice, non ho avuto nessun tipo di difficoltà sul set. A parte scoprire che si parte su “Azione”, non sul “Ciak” (ride ndr)».

Pignagnoli ha combattuto, e continua a farlo, le proprie battaglie e quelle per il calcio femminile in Italia. Nel 2022, era stata svincolata dalla sua società – la Lucchese – perché incinta del suo secondo figlio. Mentre, l’anno precedente, il Cesena l’aveva messa sotto contratto nonostante fosse incinta di 7 mesi. «La mia lotta non è finita, anzi – afferma –. Le difficoltà sono tantissime, tant'è che io avevo iniziato questo campionato col Padova, poi mi sono dovuta fermare perché c'era molta disorganizzazione. Adesso sono in trattativa con una società e ancora non c'è nulla di definitivo, ma potrei tornare in campo. Si fa fatica a coniugare le necessità di una madre con il calcio. Le categorie sotto la serie A non sono considerate professionismo, ma comunque ti richiedono un impegno come se lo fossi. In Europa e in Italia c’è stato un cambiamento, ma solo a livello apicale. In serie B ci sono ragazze che giocano a migliaia di chilometri da casa che guadagnano 300 o 400 euro al mese. Sta cambiando tutto per poi non cambiare nulla, perché alla fine siamo ancora al punto che io non trovo squadra perché non riesco ad accordarmi con l'impegno di una famiglia e quello del calcio», conclude Pignagnoli.  

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