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La denuncia di una residente : «Via Paradisi è la Scampia reggiana: qui un’occupazione criminale. Invito gli assessori a venire qui a passeggiare coi loro figli»

Ambra Prati
La denuncia di una residente : «Via Paradisi è la Scampia reggiana: qui un’occupazione criminale. Invito gli assessori a venire qui a passeggiare coi loro figli»

Reggio Emilia: lettera aperta di una 58enne. «Chi decide abita in luoghi residenziali protetti e impone esperimenti sociali fallimentari a chi non a mezzi per trasferirsi altrove»

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Reggio Emilia «Garage occupati, clima di terrore, cumuli di sporcizia, rischio incendi. Via Paradisi ormai è diventata una Scampia reggiana e i suoi residenti, molti italiani, sono considerati cittadini di serie B solo perché non sono abbienti o in difficoltà: è questo che fa rabbia. Ed è così da quindici anni». Roberta Notari, 58 anni, abita al Castello, il condominio di via Paradisi dopo le torri di via Turri. Stanca di vivere in quello che definisce «un ghetto nel ghetto della stazione», la residente ha scattato fotografie che la dicono lunga sulla situazione in cui si vive e ha inviato una lettera aperta al Comune di Reggio Emilia e alla questura.

«Faccio parte del consiglio del mio condominio e siamo collegati con i condomini in fondo a via Paradisi – spiega Notari –. Il quartiere non vive un semplice degrado ma una vera e propria occupazione criminale! Da anni non veniamo ascoltati seriamente e nessuno fa un’azione concreta. Viviamo in uno stato di assedio. Siamo esasperati». L’elenco dei problemi è lungo. «Violazione della proprietà: garage e cantine nei palazzi in fondo a via Paradisi vengono sistematicamente scassinati per essere trasformati in dormitori abusivi e depositi di refurtiva e droga. Clima di terrore: la presenza di persone armate con coltelli, alcuni con pistole, e lo spaccio di crack alla luce del sole hanno imposto un coprifuoco ai residenti, che la sera hanno paura ad entrare e uscire di casa. Rischio sanitario e d’incendio: i cumuli di stracci e rifiuti ad ogni angolo dimostrano che lo stabile è una polveriera. Open day: il centro sotto i palazzi di via Paradisi, che distribuisce metadone e pipe sterili ai tossicodipendente, attira una popolazione instabile che una volta ricevuto il servizio non se ne va, ma si riversa nei garage e nei pianerottoli circostanti a consumare droga. Un servizio sociale non può essere scaricato sulle spalle dei residenti senza un presidio fisso di forze dell’ordine».

Infine la discriminazione: «Le autorità locali sembrano scommettere sul fatto che, essendo il quartiere abitato da semplici stranieri ed italiani non abbienti, questi non possono difendersi o protestare. Chi decide di questo quartiere abita in luoghi residenziali protetti, mentre impone esperimenti sociali fallimentari a chi non a mezzi per trasferirsi altrove». La lettera conclude con queste richieste: «Pretendiamo la rimozione del degrado, sia degli umani che abitano all'interno dei garage ai quali qualcuno dovrete trovare alloggio, sia dei rifiuti accumulati. La zona dovrebbe essere bonificata e poi presidiata: solo cosi ridarete dignità alle persone che ci abitano». Notari precisa di esporsi a nome della collettività. «Non parlo per me, mi faccio portavoce a nome di tante altre persone. Tra queste c’è chi ha avanzato l’idea di una raccolta firme. Mi dispiace, non ci credo più. Preferisco la pubblica denuncia: sono anni e anni che partecipo alle assemblee e alle riunioni con l’amministrazione. La situazione è sotto gli occhi di tutti, eppure nulla cambia. Ci hanno venduto fumo». La 58enne conclude con una proposta: «Invito gli assessori a passeggiare in via Paradisi con i loro figli. Così potrebbe toccare con mano come ci si sente».
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