Treni regionali, sono scattati gli aumenti dei biglietti. Ecco quanto costa ora spostarsi da Reggio
Erano stati annunciati e dal 1° febbraio sono entrati in vigore
Reggio Emilia Erano già stati annunciati e dal primo febbraio sono scattati ufficialmente. Parliamo degli aumenti delle tariffe dei treni regionali gestiti da Trenitalia-Tper in Emilia Romagna. Un aumento che serve «a recuperare l’inflazione» fa sapere la Regione e che si attesterà sul 3,3 per cento di media per il 2026. Cosa significa in termini pratici? Che un biglietto (sola andata) dalla stazione storica di Reggio Emilia a Bologna centrale, che prima costava 6 euro e 80, ora ne costa 7,20. O che un biglietto sempre su un treno regionale da Reggio Emilia a Parma costa 3 euro e 70, contro i 3,50 di prima. Una manovra che era già stata annunciata e che la Regione guidata da Michele de Pascale ha definito «morbida, modulando gli aumenti in modo da non gravare sulle fasce chilometriche più alte e mantenere un equilibrio corretto tra corsa semplice e abbonamenti. Il provvedimento vale per il quadriennio 2026-2029, come previsto dal Contratto di servizio, avviato nel 2019». Qualche centesimo o qualche euro all’apparenza. Ma che a fine anno si traducono, per i pendolari, in un aumento di 15 euro circa in media per chi, per ragioni di studio o di lavoro, è costretto a viaggiare tutto l’anno. «Per gli anni successivi sono previsti adeguamenti tariffari del 1,8% per il 2027, 1,9% per il 2028 e il 2,0% per il 2029 calcolati sull’inflazione programmata che andrà poi verificata in relazione all’andamento reale – commenta Federconsumatori –. Le tariffe praticate in questi anni sono generalmente più basse di quelle delle altre Regioni, e lo saranno anche dopo l’entrata in vigore di questi adeguamenti, che devono servire a migliorare la qualità del servizio sulle tratte di proprietà regionale. Nel contempo, resteranno attive tutte le agevolazioni a favore degli utenti del trasporto ferroviario: dal “Salta su” al “Mi Muovo in città” alle integrazioni con i servizi Av e Intercity. Genera invece preoccupazione l’aumento della tariffa minima a 1,60 euro del 2026 e fino ad 1,90 del 2029 che può rappresentare uno stimolo all’aumento dei prezzi dei biglietti per gli autobus». Giuseppe Poli, responsabile trasporti di Federconsumatori, parla di «un adeguamento non punitivo verso chi usa il trasporto pubblico. Viene ottemperato un obbligo per rispondere all’inflazione. Siamo più preoccupati per il trasporto su gomma, perché questi ritocchi possono costituire un precedente» «Se Seta volesse aumentare noi chiederemo subito altre garanzie per un miglioramento dell’offerta, in quanto da anni offre un servizio limitato per mancanza di personale. Ora serve un ulteriore sforzo per arrivare all’unificazione delle tariffe» conclude Poli.
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