Gazzetta di Reggio

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Animali

Perché i gatti miagolano solo con gli umani (e non con gli altri mici)

Olga Pattacini*
Perché i gatti miagolano solo con gli umani (e non con gli altri mici)

La veterinaria: «Tra loro usano altri suoni per esprimere ciò che sentono»

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Dottoressa, il mio gatto mi chiama mamma! Con tutto il rispetto per le incredibili performance feline, il micio in questione probabilmente emette un miagolio che suona un po’ come un «ma ma» (non ho mai sentito un gatto che facesse «miao»), a cui la proprietaria entusiasta avrà risposto con grandi manifestazioni di affetto ed elargizioni di bonbon, et voilà, il gioco è fatto e la signora è stata perfettamente addestrata dall’intelligentissimo felino di casa. Tradurre il miagolio dei gatti non è cosa semplice: tutti gli etologi si sono sforzati di farlo, lavoro complesso e reso ancor più difficile dal fatto che ogni studioso lo riproduce e lo scrive in base alla fonetica della propria lingua madre. Noi scriviamo miao, gli inglesi meow, i francofoni miaou, nyaa in giapponese. Nell’antico Egitto, dove è iniziato il nostro viaggio assieme ai gatti, la parola myeou, che riproduce un miagolio, significava proprio gatto, un suono per un nome, ma anche noi indichiamo, per esempio a un bambino piccolo, il «mimì o il babau».

I gatti usano il miagolio solo per «parlare» con noi, tra loro emettono altri suoni. Le emozioni positive sono rappresentate da suoni fatti a bocca semichiusa, piuttosto acuti, con più i ed e tipo mèèè o miè- miè, mentre quelle negative, dalla rabbia alla paura, con suoni di gola pieni di ou e di o. Se il vostro gatto vi fa un miaouuu tutto di gola, tirando indietro le orecchie e sbattendo nervosamente la coda, evitate di prenderlo in braccio per fargli due coccole, vi sta dicendo che non è giornata. Ma se vi accoglie con trilli, dei mee, meee allegri, coda diritta che si muove morbida, uno struscio continuo sulle gambe, rispondiamo pure anche noi con i nostri mèèè, mèèè, meèè più affettuosi: è felice di vederci e lo dimostra in tutti i modi gattescamente possibili. E se poi ci fa piacere interpretare il suo «ma-ma» come mamma, che problema c’è? 

*Medico veterinario esperto in comportamento