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Il caso

Stuprò e uccise Juana Cecilia: ora Mirko Genco dal carcere lavora come call center. La parte civile: «Non è il lavoro adatto»

Serena Arbizzi
Stuprò e uccise Juana Cecilia: ora Mirko Genco dal carcere lavora come call center. La parte civile: «Non è il lavoro adatto»

Reggio Emilia: l’uomo è stato condannato a 30 anni di reclusione. L’avvocata Giovanna Fava: «Sono per il recupero delle persone, ma questo lavoro lo porta a contatto con le persone»

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Reggio Emilia Un lavoro in carcere per Mirko Genco, rinchiuso a Modena dopo la condanna, divenuta definitiva circa due anni fa. Condanna che gli è stata inflitta per essersi macchiato di uno dei più efferati femminicidi della storia di Reggio Emilia: quello di Juana Cecilia Hazana Loayza, 34 anni, madre di origini peruviane stuprata dopo un tentativo di strangolamento e sgozzata a pochi metri da casa sua nel parco di via Patti.

Genco, svolge, dal carcere, tramite un telefono con cui non può svolgere nessun’altra funzione, un lavoro come call center. Effettua, quindi, telefonate per una sorta di indagine a campione. L’azienda che somministra questo lavoro ha preso accordi con il carcere di Modena, dove Genco si trova rinchiuso. Attualmente, Genco deve scontare altri 25 anni abbondanti di pena. Un ammontare che potrebbe ridursi in caso di buona condotta, da metà pena in poi. Potrebbero scattare, infatti, i benefici. Anche in precedenza, prima della condanna, Genco vendeva contratti telefonici porta a porta. Si tratta di un tipo di lavoro in carcere destinato a fare discutere.


«Sono per il recupero delle persone, ma si tratta di un tipo di lavoro che lo porta a contatto con le persone. Non lo vedo adatto per un suo recupero», afferma l’avvocata Giovanna Fava, la quale difende Dina Loayza, mamma di Juana Cecilia. Nel 2024 la pena per Mirko Genco è diventata definitiva. Ai primi di marzo di circa due anni fa era scaduta, infatti, la possibilità di ricorrere in Cassazione e né la procura generale (che aveva ottenuto un incremento della pena) né la difesa di Genco avevano impugnato davanti alla suprema corte. «Ho ritenuto che non ci fossero gli elementi per andare in terzo grado e il mio assistito è stato d’accordo», aveva spiegato un paio di anni fa l’avvocato difensore Vincenzo Belli. Per Genco è passata quindi in giudicato la condanna di secondo grado inflitta il 22 novembre 2023 dalla Corte d’Appello di Bologna: 30 anni e 10 mesi. I fatti risalgono alla notte tra il 19 e il 20 novembre 2021 quando Genco, l’ex trasformatosi in stalker, con il quale Cecilia aveva avuto una breve relazione finita, notò sui social un selfie di Cecilia in un locale in centro con amici. Genco, originario di Parma, si precipitò quindi a Reggio Emilia a bordo di un taxi e pretese di accompagnare a casa Juana Cecilia. Lungo il tragitto a piedi sotto i portici, poi, decise di ammazzarla, registrando il dialogo e l’agonia della giovane con un lungo audio sul cellulare. l © RIPRODUZIONE RISERVATA