Gazzetta di Reggio

Reggio

Economia

«Troppe nubi sul 2026: un’azienda reggiana su tre non investirà»

«Troppe nubi sul 2026: un’azienda reggiana su tre non investirà»

Lo dicono i dati di Lapam Confartigianato: «La diminuzione delle imprese, soprattutto artigiane, è un campanello d’allarme»

3 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia L’economia della provincia di Reggio Emilia prevede il 2026 come un anno caratterizzato ancora da grande incertezza e con un contesto distinto da segnali contrastanti. È il quadro che emerge dall’analisi dei principali indicatori economici elaborati dall’ufficio studi Lapam Confartigianato. Da un lato – dice una nota diffusa dall’associazione degli artigiani di Reggio Emilia – emergono timidi elementi di tenuta e alcune dinamiche positive, dall’altro persistono perplessità che frenano gli investimenti.

Pessimismo diffuso
Secondo la ricerca, il sentiment degli imprenditori per il primo semestre del 2026 rimane pessimista, con un saldo negativo tra chi si aspetta una crescita e chi si attende un calo degli ordini di 10,4 punti in Emilia-Romagna. Nei primi nove mesi del 2025 sono calati anche gli investimenti previsti dalle imprese: in regione il 38,3% degli imprenditori ha annullato, rimandato o ridotto gli investimenti in previsione, mentre il 27,4% è riuscito a realizzare gli investimenti in previsione. Per quanto riguarda la demografia d’impresa, da oltre un decennio cala il numero di imprese, con cali più accentuati nell’artigianato. In particolare, racconta sempre la ricerca, nel 2025 cresce il numero di occupati, ma non nel settore manifatturiero, dove aumenta il ricorso alla cassa integrazione. La difficoltà di reperimento di personale qualificato porta le imprese a trattenere la propria forza lavoro anche in momenti di calo della produzione.

Nei primi tre mesi del 2026, però le entrate preventivate delle realtà imprenditoriali di Reggio Emilia e provincia osservano un -7,8% rispetto alla previsione nello stesso periodo dell’anno precedente. Segnali di ripresa arrivano sul fronte export: per l’area vale complessivamente 9,8 miliardi di euro e nei primi nove mesi del 2025 si registra una sostanziale tenuta dell’export manifatturiero nel reggiano. Per le micro e piccole imprese provinciali le esportazioni crescono più che per le altre realtà e fanno segnare un +4,8%. Regge il turismo: riprende a crescere il numero di turisti, soprattutto stranieri. Cresce meno il numero di pernotti, quindi il turista medio effettua vacanze più brevi sul territorio: nei primi dieci mesi del 2025 si registra un +10,9% di turisti e un +9% di pernotti nel reggiano rispetto al 2024.

Il commento
«L’analisi evidenzia una grande incertezza – sottolinea il presidente Lapam Confartigianato Daniele Mazzini –: la diminuzione delle imprese, soprattutto artigiane, è un campanello d’allarme e la difficoltà di accesso al credito penalizza gli investimenti, senza i quali si perde terreno sui mercati. Le imprese stanno facendo uno sforzo enorme per non disperdere competenze, ma senza una ripresa della domanda e senza strumenti adeguati sul lavoro, questo equilibrio rischia di non reggere nel lungo periodo. Positivo il fatto che il territorio sia ancora attrattivo, come dimostrano i dati sul turismo che si conferma leva importante per l’economia locale». © RIPRODUZIONE RISERVATA