Tutor davanti alle scuole, come funziona il progetto di Modena che molti vogliono anche a Reggio Emilia
Dopo l’aggressione del controllore di Sera da parte di alcuni studenti, la richiesta arriva da Fit Cisl. Abbiamo chiesto all’assessore estense l’ex prefetta Alessandra Camporota in cosa consiste il piano school tutor
Reggio Emilia «Davanti alle scuole di Modena ci sono i tutor, credo che servirebbero anche qui a Reggio». A caldo, appena dimesso dal pronto soccorso del Magati, lo aveva detto mercoledì il controllore di 44 anni di Seta aggredito da uno studente senza biglietto alla fermata del Gobetti. Lo ha ribadito anche Gaetano Capozza, segretario di Fit Cisl a Reggio Emilia. «Nelle zone scolastiche più calde servono school tutor contro risse e aggressioni». Il progetto a cui fanno riferimento sindacalista e controllore fa parte di un piano più ampio avviato a inizio anno a Modena, davanti agli istituti scolastici considerati più critici. Ne abbiamo parlato con l’assessora del Comune di Modena, l’ex prefetta Alessandra Camporota, che ha la delega, tra le altre, alla sicurezza urbana integrata e alla polizia locale. Camporota chiarisce che il servizio è ancora in una fase iniziale. «Gli school tutor sono partiti solo da pochi giorni, è presto per fare un bilancio», spiega. L’intervento, sottolinea, si inserisce però in un progetto più ampio, avviato già con l’inizio dell’anno scolastico e costruito su più livelli, non limitato a una sola risposta di ordine pubblico.
Aggressioni e bullismo
«Lo scorso anno ci sono stati diversi episodi di aggressione davanti e dentro le scuole. Avevamo già potenziato i servizi della polizia locale, anche con funzioni antibullismo, e attivato collaborazioni con le altre forze dell’ordine». Da qui la scelta di strutturare un piano stabile di presidio e prevenzione, diversificando gli strumenti: presenza della polizia locale per la viabilità e il controllo, educativa di strada per intercettare situazioni di disagio e, ora, anche gli school tutor. Il servizio è stato rafforzato con un investimento aggiuntivo di 60mila euro di risorse comunali, che ha permesso di attivare otto school tutor, divisi in quattro pattuglie. Gli operatori sono presenti davanti ad alcuni poli scolastici individuati come più sensibili. Queste figure, precisa Camporota, «non sono educatori. Sono operatori selezionati tramite bando, formati e con certificazione prefettizia, simili agli street tutor già attivi nelle zone della movida. Hanno compiti di osservazione, monitoraggio, mediazione e segnalazione, sempre in coordinamento con la polizia locale».
In caso di situazioni più gravi, la segnalazione alle forze dell’ordine è immediata. L’obiettivo è «raffreddare situazioni potenzialmente a rischio e offrire una presenza che rassicuri studenti, famiglie e personale scolastico». L’impegno della polizia Parallelamente, il piano prevede una rimodulazione dei servizi della polizia locale, con attività di controllo all’ingresso e all’uscita delle scuole, anche con agenti in abiti civili e unità cinofile, e il proseguimento dell’educativa di strada, già utilizzata anche nelle aree della movida. Alla base del progetto c’è una lettura più ampia del fenomeno del disagio giovanile. «La risposta di ordine pubblico da sola non basta», osserva l’assessora. «Serve un approccio preventivo, che tenga conto della complessità del mondo giovanile». Un disagio che, spiega, nasce da fattori diversi e intrecciati: «Ci sono temi legati alle seconde e terze generazioni, al senso di discriminazione e di rivalsa, ma non riguarda solo i ragazzi stranieri. Ci sono anche minori italiani. Sono dinamiche che si sommano».
Prevenzione
Da qui la scelta di affiancare strumenti diversi. «Con l’educativa di strada cerchiamo di intercettare quei ragazzi che sfuggono ai luoghi tradizionali di aggregazione», spiega Camporota. «Se si riescono a creare legami, si fa un lavoro di prevenzione importante». Il progetto, conclude l’assessora, nasce anche da una richiesta esplicita del mondo scolastico. «Studenti, famiglie, insegnanti e dirigenti ci hanno chiesto una presenza e un supporto. È presto per valutare i risultati, ma l’investimento c’è stato e crediamo molto in questo percorso». © RIPRODUZIONE RISERVATA
