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Il caso

Operai sfruttati per 12 ore al giorno tra muffa e sporcizia: maxi sequestro da 800mila euro per caporalato a Reggio

Operai sfruttati per 12 ore al giorno tra muffa e sporcizia: maxi sequestro da 800mila euro per caporalato a Reggio

Denunciati due imprenditori cinesi di 55 anni. I quattordici lavoratori, di cui tre irregolari, venivano impiegati in un capannone privo di aerazione funzionante

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Reggio Emilia Lavoravano dodici ore al giorno, sette giorni su sette, intrappolati tra pareti umide e coperte di muffa per una paga da fame e senza alcun diritto. È il quadro emerso dall'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e dall'Ispettorato del Lavoro di Reggio Emilia, che ha portato al sequestro di beni per oltre 800 mila euro nei confronti di due imprenditori cinesi accusati di caporalato e grave sfruttamento. All'alba di oggi (11 febbraio) i militari hanno dato esecuzione al provvedimento cautelare che ha colpito il patrimonio dei due 55enni di origini cinesi, residenti a Reggio: sotto sequestro sono finiti sei conti correnti, un immobile e una Mercedes GLC, oltre a vari beni mobili. L'operazione, coordinata dalla Procura reggiana, nasce da una ricostruzione minuziosa della gestione aziendale.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due indagati avrebbero sistematicamente abusato dello stato di necessità dei propri dipendenti, sottoponendoli a condizioni di lavoro estenuanti e garantendo loro stipendi ben al di sotto dei minimi stabiliti dai contratti nazionali. Le indagini tecniche, incrociate con le testimonianze dirette degli operai e l'analisi dei flussi bancari, hanno permesso di quantificare l'enorme risparmio accumulato dai titolari tra il 2023 e il 2024: una cifra enorme sottratta tra mancati contributi Inps, premi Inail non versati e Iva evasa. Le ispezioni sul campo, effettuate in un laboratorio tessile della città, hanno rivelato una realtà agghiacciante: quattordici lavoratori, di cui tre irregolari, venivano impiegati in un capannone privo di aerazione funzionante, con scarsa luce e sistemi antincendio inutilizzabili.

Nessuno di loro aveva ricevuto formazione sui rischi sul lavoro, e come se non bastasse, venivano ospitati in alloggi di fortuna ricavati con pareti di cartongesso in condizioni igieniche precarie. Inoltre, nonostante il primo blitz e l'apertura dell'indagine, il proprietario della ditta ha riaperto la produzione dopo sole due settimane, richiamando lo stesso personale e aggiungendo altri tre operai in nero, ignorando totalmente le prescrizioni di sicurezza. Questa sfrontatezza ha fatto scattare l'arresto in flagranza.