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Il lutto

Addio a Vasco Ascolini fotografo e visionario reggiano

Addio a Vasco Ascolini fotografo e visionario reggiano

L’artista internazionale, maestro del bianco e nero è scomparso a 89 anni: le sue mostre hanno lasciato una traccia indelebile nella storia espositiva della città

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Reggio Emilia «Nei giorni scorsi ci ha lasciati Vasco Ascolini, maestro della fotografia e sguardo profondo della nostra città. Con i suoi scatti in bianco e nero ha raccontato arte, architettura e umanità, accostando ovunque il nome di Reggio Emilia alla sua sensibilità e al suo talento. La sua opera resterà patrimonio prezioso per tutta la comunità» ha scritto ieri il sindaco Marco Massari, per ricordare l’artista scomparso lunedì ed esprimere cordoglio e vicinanza alla famiglia.

A ricordare il fotografo reggiano è anche la Fondazione Palazzo Magnani. Nel 2007 proprio Palazzo Magnani ha a Vasco Ascolini dedicato l’ampia mostra antologica “La vertigine dell’ombra. Fotografie 1965–2007”, curata da Sandro Parmiggiani, nella quale sono state presentate 250 immagini a documentazione dell’intera stagione creativa di Ascolini. Come ogni sua esposizione, anche questa fu occasione di riflessione e di incontro, testimoniando non solo il valore dell’artista, ma anche la profondità della persona. A questa si affianca anche la mostra “Vasco Ascolini: un’autobiografia per immagini”, a cura di Massimo Mussini, ospitata presso la Biblioteca Panizzi nell’ambito di Fotografia Europea 2022. L’esposizione nacque con l’intento di far conoscere al pubblico la generosa donazione che il fotografo ha fatto alla sua città: una collezione di circa 500 fotografie di diversi formati che, insieme a quelle già catalogate nel patrimonio della Fototeca che tracciano una vera e propria “biografia per immagini” della sua vita artistica e professionale. La sua presenza ha lasciato un segno profondo nella storia espositiva di Reggio Emilia e nella memoria di quanti hanno avuto modo di conoscere il suo lavoro e la sua figura umana. Fotografo di straordinaria raffinatezza, Ascolini ha saputo coniugare rigore formale e intensa partecipazione emotiva, costruendo un linguaggio visivo riconoscibile e potente, capace di dialogare con lo spazio architettonico e con la memoria dei luoghi.

«Vasco Ascolini è un artista, un visionario della pietra, una pietra che egli coglie ed esalta nel suo stato paradossale di fragilità e di perennità storica. È un immortalatore di rovine» scriveva di lui lo storico francese Jacques Le Goff. Dall’apprendistato iniziale con Stanislao Farri ai corsi di fotografia a Parma — dove approfondì e rinnovò il proprio linguaggio attraverso il confronto con autori come Giacomelli, Lange e Caponigro — fino all’incarico presso il Teatro Municipale per documentarne la vita fino alla fine degli anni Ottanta, il suo percorso è stato segnato da esperienze di grande rilievo. Tra queste, gli incarichi per il Ministero della Cultura francese, il Louvre, il Museo Rodin, Versailles e le Tuileries, che nel 2000 gli valsero il conferimento dell’Ordine delle Arti e delle Lettere della Repubblica di Francia; le collaborazioni e le esposizioni ad Arles; il lavoro presso il manicomio di Reggio Emilia; i progetti per i Musei Civici e per l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts. Sue importanti mostre si sono tenute in musei e spazi espositivi in Italia, Francia, Stati Uniti, Canada, Finlandia, Portogallo, Grecia, Svizzera ed Egitto. Le sue fotografie sono conservate in numerose collezioni pubbliche e private. La Fondazione Palazzo Magnani esprime la propria vicinanza alla famiglia, rendendo omaggio a un protagonista della fotografia contemporanea che ha saputo interpretare con autenticità e coerenza il proprio percorso, lasciando un’eredità culturale di straordinaria intensità. © RIPRODUZIONE RISERVATA