Finisce agli arresti domiciliari a un passo dalla prescrizione del reato
Condannato per spaccio nel 2016, all’epoca aveva fatto richiesta di affidamento ai servizi sociali. Non si presentava alle udienze e scattavano sempre i rinvii
Reggio Emilia Ha chiesto gli arresti domiciliari dieci anni fa e al termine ultimo, che avrebbe fatto scattare la prescrizione, era vicinissimo. Ma il tribunale di Sorveglianza, in extremis, ha concesso la pena alternativa appena dieci giorni prima della scadenza decennale, aggiungendo altri due residui di pena per un totale di otto mesi. È andata male a un 50enne italiano, finito ai domiciliari per una vicenda di spaccio risalente addirittura al 2013. Succede anche questo nella macchina della giustizia, che può avere tempi lunghissimi ma non è mai distratta.
Nel 2013 il 50enne, che all’epoca svolgeva il ruolo di corriere della droga, incontra i complici in una stazione di servizio di Parma. Ma chi gli deve consegnare il carico è tenuto d’occhio dalla polizia, che al momento dello scambio esce allo scoperto per bloccare il gruppo: il corriere scappa, ingaggia un inseguimento da cardiopalma con i poliziotti e riesce a seminarli. Tuttavia commette l’errore di denunciare il furto dell’auto, per depistare ed evitare che gli investigatori potessero risalire alla sua identità. L’escamotage invece ha l’effetto opposto di attirare l’attenzione sull’uomo e dopo qualche mese, accertato che la denuncia di furto della macchina era fasulla e raccolti altri elementi di responsabilità, la polizia va ad arrestarlo. In seguito all’iter processuale, la difesa del 50enne chiede la pena alternativa dell’affidamento ai servizi sociali.
E, quando la condanna diventa definitiva, la difesa deposita la richiesta di poter scontare la pena ai domiciliari. Siamo nel 2016: e la data è fondamentale, perché dal momento della richiesta di misure alternative il Tribunale di Sorveglianza ha l’obbligo di decidere entro dieci anni altrimenti la pena cade in prescrizione e di conseguenza, per così dire, si annulla. Il 50enne non si presenta alle convocazioni per più volte, convinto che a distanza di tanti anni la questione fosse ormai chiusa; un comportamento che allunga ulteriormente i tempi del caso facendo il “gioco” della difesa, che vedeva a portata di mano il traguardo che avrebbe potuto far decadere il tutto. Senonché, l’altro giorno, l’udienza davanti al giudice di Reggio Emilia ha spento la speranza dell’uomo di cavarsela. Tra l’altro alla condanna originaria si sono aggiunti nel frattempo due residui di pena – di quattro mesi ciascuna, sempre per episodi simili di spaccio commessi nel nostro territorio – messi in continuazione. Risultato: il 50enne è finito ai domiciliari, dove dovrà estinguere il suo debito. © RIPRODUZIONE RISERVATA
