Icr, martedì tavolo istituzionale in Regione. Paglia: «In Italia manca un fondo pubblico che possa investire in casi come questo»
Reggio Emilia: interrogazione di Elena Carletti e dei Dem per chiedere alla Regione di intervenire
Reggio Emilia La vertenza dell’Industria Chimica Reggiana (Icr) è finita al centro della commissione regionale sulle Politiche economiche. Dopo l’annuncio della dismissione del sito produttivo di Reggio Emilia e l’apertura della procedura di licenziamento collettivo per 54 lavoratrici e lavoratori, la consigliera reggiana del Pd Elena Carletti ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche dai colleghi di gruppo Anna Fornili, Maria Laura Arduini e Andrea Costa. «Abbiamo un tavolo istituzionale convocato martedì 17 febbraio alle 11, a cui parteciperanno i rappresentanti aziendali e del territorio», ha risposto l’assessore al Lavoro Giovanni Paglia. «Vedremo se riusciremo a risolvere la situazione nei 75 giorni canonici – ha aggiunto –. La posizione che rappresenteremo è la stessa che ho detto ai lavoratori e alle lavoratrici al presidio: sono inaccettabili sia le modalità sia l’esito presunto, perché si tratta di un sito che può avere condizioni di rilancio». «Non c’è razionalizzazione che possa essere fatta sulla pelle delle persone – ha rimarcato l’assessore –. Rispetto alle politiche industriali, quando ci troviamo di fronte a stabilimenti che hanno un mercato, in questo Paese manca un fondo pubblico che possa investire in casi come questo, liberare la multinazionale di turno ed eventualmente rimetterla sul mercato per un altro imprenditore».
La ricostruzione della vicenda
Così aveva illustrato Carletti in commissione: «Il 6 febbraio l’azienda Industria Chimica Reggiana (I.C.R.), storica realtà industriale reggiana fondata nel 1961 e specializzata nella produzione di stucchi per carrozzeria e mastici per pietra con marchio “SPRINT”, conosciuto e commercializzato a livello internazionale, ha comunicato alla RSU aziendale la decisione unilaterale di dismettere l’attività produttiva del sito di Reggio Emilia. L’azienda ha annunciato contestualmente l’apertura immediata di una procedura di licenziamento collettivo per 54 lavoratrici e lavoratori, configurando una grave emergenza occupazionale che coinvolge direttamente altrettante famiglie del territorio reggiano».
Lo sciopero e il presidio
L’esponente dem ha evidenziato che la Filctem Cgil di Reggio Emilia e la RSU aziendale hanno formalmente richiesto il ritiro della procedura di licenziamento e l’attivazione immediata di un tavolo di confronto a supporto della tenuta occupazionale, «ricevendo tuttavia un netto rifiuto da parte dell’azienda», ha sottolineato Carletti, la quale ha riferito che, a testimonianza della gravità della situazione e dell’assenza di un dialogo costruttivo con la proprietà, «le lavoratrici e i lavoratori hanno proclamato uno sciopero immediato, con presidio davanti ai cancelli dello stabilimento».
Le richieste
«La decisione aziendale appare orientata esclusivamente alla salvaguardia dell’interesse economico dell’impresa, senza tenere conto della responsabilità sociale d’impresa e dell’impatto economico e sociale sulle comunità locali», ha rimarcato Carletti, che ha interrogato la Giunta sulla necessità di convocare con urgenza un tavolo di crisi regionale, coinvolgendo l’azienda, le organizzazioni sindacali, le rappresentanze dei lavoratori, gli enti locali e, se necessario, il governo. Inoltre, la consigliera ha chiesto «quali strumenti di politica attiva del lavoro, ammortizzatori sociali, percorsi di formazione e riqualificazione la Regione intenda mettere a disposizione delle 54 persone coinvolte dalla procedura di licenziamento collettivo». Alla risposta dell’assessore, Carletti nella replica si è detta soddisfatta: «Abbiamo un periodo di tempo che permette di arginare la vicenda in uno dei settori orgoglio del nostro territorio».
