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Il caso

Anziano “firma” il testamento... da morto: la convivente, la badante e il Comune di Reggio devono restituire l’eredità da un milione di euro

Ambra Prati
Anziano “firma” il testamento... da morto: la convivente, la badante e il Comune di Reggio devono restituire l’eredità da un milione di euro

Nella sentenza civile, i giudici danno ragione alla sorella: la scrittura è nulla perché avvenuta dopo il decesso del 90enne

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Reggio Emilia Due testamenti, con disposizioni opposte: in ballo un’eredità da oltre un milione di euro tra conti correnti bancari, immobili, una Mercedes, gioielli e una collezione di orologi. Dopo una lunga battaglia civile intentata dai familiari eredi, la sentenza della Prima Sezione del tribunale civile di Reggio Emilia (presidente Damiano Dazzi) ha riconosciuto che l’ultimo testamento, con una mano "guidata" e soprattutto una data posteriore al decesso, è nullo e ha condannato le controparti - compreso il Comune, che avrebbe dovuto devolvere 200mila euro ai bisognosi - a restituire il tutto.

La vicenda

La vicenda riguarda un reggiano 90enne morto nella primavera del 2020, in pieno periodo di pandemia quando c’era il lock down. Alla sua morte si scoprono due testamenti: uno redatto il 9 giugno 2019 e un secondo del 9 maggio 2020. Nel primo l’anziano indicava la sorella coetanea, l’unica familiare rimasta, come erede universale, lasciando un immobile alla pronipote e una villa alla convivente dell’ultimo anno e mezzo di vita (l’uomo era rimasto vedovo nel 2017). Il secondo testamento cambiava completamente le disposizioni: la fetta maggiore spettava alla convivente e ai familiari di lei, poi alla badante, la pronipote spariva mentre la quota della sorella veniva ridimensionata a 200mila euro «se la stessa non è già morta», altrimenti quella cifra sarebbe andata «ai poverelli della città» rappresentati dal Comune di Reggio.

La denuncia

Senonché la sorella ha sporto denuncia: in quel testamento olografo - cioè scritto a mano - c’erano troppi aspetti che non tornavano. La perizia calligrafica ha fatto emergere che il secondo testamento presentava le caratteristiche della «mano guidata» da una terza persona, tanto che il giudice ha disposto il sequestro di tutti i beni dell’asse ereditario. In seguito la sorella del defunto ha impugnato il testamento chiedendone la nullità per una serie di ragioni: la scrittura non era di pugno dell’anziano (come dev’essere per legge, c’era solo la firma), il 90enne che non poteva avere nessun contatto con l’esterno era in condizioni che non lo rendevano capace di esprimere la sua volontà e soprattutto la data della scrittura era successiva alla morte dello scrivente - il che è chiaramente impossibile, non avrebbe potuto esistere un atto postumo. I giudici hanno dato ragione alla sorella: hanno stabilito la nullità del secondo testamento e la validità del primo.

La sentenza

Purtroppo la reggiana non ha potuto vedere l’esito della battaglia legale: è morta nel 2023, tuttavia i beni passeranno ai discendenti. Gli avvocati della sorella e della pronipote, rispettivamente Raffaella Pellini e Luca Boselli, si dichiarano «soddisfatti dell’esito della causa che ha ripristinato l’originaria volontà, da sempre espressa dal 90enne, di privilegiare la famiglia di origine al quale lo stesso si è sempre dimostrato molto legato». La sentenza, secondo i legali, «evidenzia l’importanza del rispetto delle forme legali nei testamenti e il valore della volontà autentica del testatore. Inoltre chiarisce che le disposizioni testamentarie a favore di enti o persone devono essere definite e legittime, sottolineando la responsabilità di tutti gli attori coinvolti nella successione. Il Comune, che si era costituito in causa, ha perso il diritto a qualsiasi beneficio a causa della nullità del testamento». l© RIPRODUZIONE RISERVATA