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L’intervista

Arbitri aggrediti, il parere dello psicologo sportivo: «Non c’è più rispetto per l’autorità che decide»

Nicolò Valli
Arbitri aggrediti, il parere dello psicologo sportivo: «Non c’è più rispetto per l’autorità che decide»

Andrea Menozzi, che ha un passato come responsabile del settore giovanile della Reggiana, spiega: «Viviamo in un mondo dove la prepotenza è all’ordine del giorno. Sembra quasi che per far valere le proprie ragioni bisogna essere arroganti»

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Reggio Emilia «Il problema principale risiede nella mancanza di rispetto per l’autorità, che sia un arbitro o un allenatore. È una cultura profondamente sbagliata». Andrea Menozzi è uno psicologo sportivo di lunga esperienza, con un passato anche come responsabile del settore giovanile della Reggiana Calcio. Oggi lavora a contatto con le società e in particolar modo coi giovani, provando a spiegare le regole e proporre uno sport improntato sui valori sani. Purtroppo, però, la strada da fare è ancora tanta, come dimostrano gli ultimi gravi episodi capitati tra calcio e pallacanestro.

Menozzi, come si spiega questi episodi di violenza?

«Viviamo in un mondo dove la prepotenza è all’ordine del giorno e dove il clima è da toni alti, tra accuse e contro accuse. Sembra quasi che per far valere le proprie ragioni bisogna essere arroganti, e reagire in modo aggressivo se le nostre ragioni non vengono riconosciute».

Crede che siano proposti modelli sbagliati?

«Assolutamente, basta accendere la tv e guardare una partita. Nel calcio, in particolare, anche il Var è diventato fonte di polemica. In generale, poi, tutti giudicano tutto senza avere rispetto dei ruoli».

Negli ultimi anni è peggiorata la situazione?

«Molto. Anche i contesti che erano più ludici, come ad esempio le categorie più basse e gli amatori, sono diventate fonte di accese polemiche. Questo perché c’è un’esasperazione molto elevata anche in tribuna, basta fare un giro nei campi per rendersene conto».

I risultati ad ogni costo, quindi?

«C’è chi è disposto a tutto pur di raggiungere l’obiettivo e, caricato anche dalle urla e offese fuori, spesso reagisce molto male se non accontentato».

Come se ne esce? Solo con la formazione educativa?

«La formazione va bene nei settori giovanili, perché i corretti comportamenti devono essere insegnati fin da piccoli. Per gli adulti ci vorrebbe una collaborazione maggiore anche da parte della società, anche se mi rendo conto che non è così semplice. Spesso, infatti, sono soltanto i dirigenti o i capitani a partecipare agli incontri. Questo, però, non impedisce di punire anche all’interno della stessa associazione sportiva».

Lei è spesso anche all’estero a contatto con il mondo dello sport. Ci sono differenze?

«Purtroppo anche all’estero la situazione non è troppo diversa, ma quello che ho notato è che là ci sono società che agiscono, fermando tutto per dare un messaggio».

Sembra quasi condividere quanto affermato da Emore Manfredi del Coni, che propone di fermarsi un weekend per riflettere sulla violenza nel mondo dello sport…

«Conosco e stimo Emore, io aggiungo: fermiamoci ogni volta che sia richiesto, che notiamo una situazione potenzialmente pericolosa. Non aspettiamo che succeda qualcosa».

In che modo?

«Chiamando le forze dell’ordine e mostrando fermezza. Magari non cambierà subito, ma dopo una, due, tre gare sospese, sono convinto che qualcosa potrebbe cambiare».

Crede che anche i social giochino un ruolo decisivo nella violenza che sfocia su un campo sportivo, a prescindere dalla disciplina?

«L’algoritmo di Facebook o di altre piattaforme propone altri post in base alle ultime ricerche. Se, ad esempio, siamo interessati a quanto accaduto durante Inter-Juventus e tutte le polemiche annesse, ci proporranno altri video simili e questo non aiuta».

Il mancato rispetto dell’autorità si collega anche con la scuola…

«Il ragionamento è lo stesso. Magari non a Reggio, ma si è letto di professori aggrediti dai genitori per aver dato un brutto voto al ragazzo».

E preoccupato per il futuro dello sport di base?

«No, ma vanno recuperati assolutamente i valori sani di questo mondo». © RIPRODUZIONE RISERVATA