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Il processo

Terrorizza tre donne a Novellara: condannato, è libero. L’appello: «Fermatelo, è pericoloso»

Ambra Prati
Terrorizza tre donne a Novellara: condannato, è libero. L’appello: «Fermatelo, è pericoloso»

Novellara: dal 2024 ha preso di mira madre e figlie, poi un’altra donna. «Nonostante sia sottoposto a misure cautelari e indossi il braccialetto elettronico, continua»

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Novellara «Nonostante sia sottoposto a misure cautelari e indossi il braccialetto elettronico, continua a terrorizzare le donne di Novellara. È una questione che riguarda tutti: non sottovalutate la pericolosità di quest’uomo per tutte le ragazzine e le donne che possono essere suo bersaglio. Per favore fermatelo o allontanatelo». Così, in una lettera aperta indirizzata all’allora sindaco nel 2024, una 50enne finita nel mirino insieme alla figlia 13enne chiedeva aiuto contro uno stalker seriale. Ieri in tribunale a Reggio il 54enne, imputato per atti persecutori aggravati (dalla minore età dell’adolescente) e difeso dall’avvocato Stefania Musi, è stato condannato in rito abbreviato a 5 mesi e 10 giorni dal gip Silvia Guareschi, che ha riqualificato il reato in semplici molestie, ordinando un percorso di cura al Centro salute mentale. La pm Maria Rita Pantani aveva chiesto una condanna di 2 anni e 2 mesi, senza sospensione, con il ricovero in Rems più la misura di sicurezza di un anno e mezzo di libertà vigilata. La pena, invece, è sospesa e il condannato è libero.

Il 54enne, valutato da ben due perizie (l’ultima del dottor Giuseppe Cupello) come seminfermo mentale e socialmente pericoloso, è già stato condannato due anni fa per stalking ai danni di una prima novellarese. Perciò indossa il braccialetto elettronico, che però è risultato malfunzionante. Il processo di ieri riguardava la 50enne, perseguitata a partire dal 2019; una persona nota in paese per aver fatto parte in passato del consiglio comunale. Lui la conosce da quand’erano ragazzini e ha sempre sostenuto che si dovevano sposare; la 50enne si è allarmata quando le attenzioni si sono spostate sulla figlia adolescente. Secondo il capo d’imputazione lui chiamava in pubblico la madre «la mia sposa... è lei la mia donna e tutti lo devono sapere»; in un bar lui ha detto che se non la poteva avere l’avrebbe fatta a pezzetti e messa in una valigia; in un’occasione avrebbe aggredito il padre di lei e dichiarato a un amico che avrebbe messo una bomba sotto l’abitazione di lei, oltre a continui appostamenti in auto sotto casa di madre e figlia. Quest’ultima è stata pedinata e avvicinata: «Sei lei...assomigli alla tua mamma». Tanto che madre e figlia, spaventate, sono state costrette a cambiare le loro abitudini, facendosi sempre accompagnare. Dopo la precedente udienza in tribunale è poi emerso un terzo bersaglio: una donna, che lavora in un forno di Novellara, diventata suo malgrado nuova fiamma immaginaria dell’uomo, che ogni mattina alle 5 la attendeva all’apertura dell’attività tanto che lei impaurita ha chiesto l’aspettativa dal lavoro. Un caso che non è entrato nel procedimento perché fuori tempo massimo.

La sentenza di ieri ha sorpreso e amareggiato non poco l’avvocato Alice Minari, parte civile per conto di madre e figlia, che ha dichiarato: «L’autorità giudiziaria avrebbe potuto inserire l’imputato in una struttura, dove sarebbe stato curato e monitorato costantemente; avrebbe così riconosciuto alle parti offese la credibilità delle sofferenze patite da due anni a questa parte. Ora invece resta la paura per il futuro». Il pm Pantani ha annunciato che impugnerà il verdetto. l © RIPRODUZIONE RISERVATA