Gazzetta di Reggio

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Il processo

Uccise il padre e tentò l’omicidio della madre: la Cassazione annulla la condanna

Serena Arbizzi

	Paolo Eletti con il figlio Marco
Paolo Eletti con il figlio Marco

San Martino in Rio: Marco Eletti venne condannato a 24 anni di carcere, per i giudici della Suprema Corte il caso deve tornare in Appello per ridiscutere la premeditazione

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San Martino in Rio La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa di Marco Eletti, rappresentata dagli avvocati Noris Bucchi e Luigi Scarcella, annullando con rinvio la sentenza di secondo grado con riferimento all’aggravante della premeditazione per l’omicidio del padre Paolo. Il processo tornerà quindi in Corte d’Appello, dove si dovrà nuovamente discutere se il delitto sia stato pianificato o frutto di un’azione improvvisata.

Eletti è stato condannato a 24 anni e 2 mesi di reclusione per l’omicidio del padre 58enne, e per il tentato omicidio della madre Sabrina Guidetti, avvenuti il 24 aprile 2021 nell’abitazione di famiglia a San Martino in Rio. I fatti risalgono a un pranzo in famiglia. Secondo la ricostruzione giudiziaria, Marco Eletti avrebbe dapprima stordito la madre con benzodiazepine messa nei bignè alla crema, poi avrebbe ucciso il padre colpendolo alle spalle con un martello. Martedì si è svolta l’udienza in Cassazione: la Corte ha accolto per la seconda volta il ricorso della difesa annullando la sentenza della Corte d’Appello e restituendo gli atti per un terzo giudizio. Tutto ruota intorno all’aggravante della premeditazione sull’omicidio del padre. La sentenza di primo grado della Corte d’assise di Reggio Emilia ritenne sussistente quell’aggravante e aveva condannato considerando, quindi, anche la sussistenza della premeditazione. La difesa di Marco Eletti aveva impugnato su questo punto ritenendo che la premeditazione riguardasse, invece, solo il tentato omicidio della madre. La prima Corte d’appello rigettò questa richiesta ritenendo sussistente l’aggravante anche per il padre.

La difesa non si arrese, impugnando l’atto in Cassazione, sostenendo che per il padre la prova non c’era. La Suprema Corte annullò la sentenza dicendo che la Corte d’Appello non aveva motivato adeguatamente. Nel maggio scorso, la Corte d’Appello bis emise una nuova sentenza ritenendo sussistente l’aggravante della premeditazione. La difesa l’ha impugnata di nuovo e ha discusso il caso martedì a Roma. La Cassazione si è pronunciata dando ragione alla difesa per la seconda volta, annullando la sentenza bis della Corte d’Appello e restituendo gli atti a Bologna, perché si rimotivi sulla sussistenza dell’aggravante per l’omicidio del padre. «La sentenza impugnata, a nostro modo di vedere, presentava tutti i vizi censurabili in Cassazione: era apodittica, cioè non motivata, contraddittoria e illogica – affermano gli avvocati difensori Bucchi e Scarcella –. Con il ricorso per Cassazione abbiamo evidenziato come ci trovassimo innanzi al classico esempio di sentenza che abbandona la logica per abbracciare il pregiudizio. Ieri, la Corte di Cassazione, per la seconda volta, accogliendo il nostro ricorso ci ha dato ragione. È ragionevole supporre che la Corte abbia preso atto che la sentenza di appello bis presenti i vizi da noi denunciati, avendo annullato con rinvio. Ovviamente, attendiamo di leggere le motivazioni per comprendere meglio i profili di censura che sono stati accolti. Auspichiamo che nel terzo giudizio di appello si voglia prendere atto definitivamente che la premeditazione dell’omicidio di Paolo Eletti non sussiste».