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Il processo

Filmata mentre ruba i cappelletti in casa della cognata: condannata a un anno e nove mesi

Ambra Prati
Filmata mentre ruba i cappelletti in casa della cognata: condannata a un anno e nove mesi

Carpineti: la 61enne accusata di furto in abitazione, oltre al cibo anche altri oggetti di valore nel bottino

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Carpineti Un anno e nove mesi (pena sospesa) per aver rubato cappelletti e altri oggetti per un valore di circa 5mila euro nell’abitazione della cognata: è la condanna inflitta a una 61enne nata a Formigine (Modena), incastrata dalle telecamere. La sentenza è stata emessa ieri in tribunale a Reggio Emilia dal giudice monocratico Michela Caputo, che ha applicato un’ulteriore attenuante oltre a quella delle generiche proposte dall’accusa, che aveva chiesto una condanna a 2 anni e 8 mesi.

Del resto il reato di furto in abitazione è punito molto più severamente del furto semplice: sulla carta si rischiano dai 4 ai 7 anni di carcere. L’episodio contestato risale all’11 luglio 2020, ma la vicenda era iniziata ben prima, quando dopo la morte dell’anziana madre la cognata 65enne si insospettì perché vide via via sparire oggetti di valore («biancheria ricamata a mano, un servizio di piatti dell’Ottocento, cuscini, un anello con diamante, una catenina d’oro», ha spiegato in aula la derubata) dalla seconda casa di Carpineti, dove abitava il fratello con la moglie e dove la proprietaria si recava raramente a causa del lockdown per Covid. Per venire a capo del “mistero” il figlio della 65enne si offrì di installare delle telecamere interne. Si arrivò così all’11 luglio e al filmato (consegnato ai carabinieri e finito agli atti) che incastrò la ladra.

«Ero in auto quando mio figlio mi mandò sul cellulare il filmato delle telecamere – ha raccontato la 65enne – Si vedeva entrare una persona con i guanti di lattice e una borsa vuota: andava accanto al frigorifero, si guardava intorno e con la sporta piena richiudeva la porta a chiave. Era mia cognata. Non ci potevo credere». Secondo l’accusa la 61enne avrebbe duplicato le chiavi, visto che nessuno gliele aveva date.

In aula la condannata, difesa dall’avvocato Marco Ferraresi di Modena, ha assistito alla lettura del verdetto, che l’ha condannata anche al pagamento delle spese processuali sostenute dalla cognata costituitasi parte civile tramite l’avvocato Tommaso Barbieri (7.800 euro, più di quanto sottratto), mentre per un eventuale risarcimento si dovrà andare al civile. «Siamo molto soddisfatti dell’esito – ha dichiarato l’avvocato Barbieri – È una vicenda che avremmo preferito risolvere senza andare in tribunale, ma dopo quasi sei anni di iter giudiziario abbiamo avuto la soddisfazione di veder riconosciuto un principio: i parenti non possono andare a “servirsi” dentro casa dei congiunti». l © RIPRODUZIONE RISERVATA