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La frusta perché si oppone a una seconda moglie: il giudice gli ritira il passaporto

Ambra Prati
La frusta perché si oppone a una seconda moglie: il giudice gli ritira il passaporto

Reggio Emilia: rinviato a giudizio un 42enne pakistano. La donna aveva chiesto aiuto dal Pakistan alla polizia di Reggio Emilia, dove aveva vissuto con l’uomo e i figli

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Reggio Emilia «La mia assistita è una donna forte e coraggiosa. Grazie all’aiuto della rete dei Servizi sociali, sta uscendo da una storia travagliata anche se certi traumi non si superano velocemente. Siamo soddisfatte del rinvio a giudizio: è l’esito che ci aspettavamo». L’avvocato Enrica Busnelli di Milano tutela la donna di 37 anni che è stata fatta venire in Italia dopo la richiesta di aiuto alla questura di Reggio Emilia dal Pakistan. Per il reato di maltrattammenti in famiglia aggravati (dalla presenza dei figli minori) è stato rinviato a giudizio il marito di 42 anni, difeso dall’avvocato Vainer Burani.

Lei, presente ieri in tribunale e costituitasi parte civile, veniva presa a frustate perché si opponeva a una seconda moglie. Lui ha chiesto di poter ritornare in patria, ma il gip Matteo Gambarati su richiesta del pm Maria Rita Pantani ha deciso per il divieto di espatrio e per il ritiro del passaporto, facendo riferimento all’insussistenza di accordi tra le due nazioni. Una vicenda che aveva fatto scalpore per le numerose similitudini con il caso di Saman Abbas, la 18enne pakistana uccisa da genitori e familiari a Novellara perché si ribellava a un matrimonio combinato. In questo caso, al contrario di Saman, la vicenda è finita per il meglio: la donna è stata salvata dall’intervento tempestivo delle autorità, anche se i rapporti tra i due rimangono complessi.

«Mi trovo in Pakistan, sono una donna che ha bisogno di aiuto. Mio marito e mio fratello provano a uccidere me e i miei figli... Per favore, fate qualcosa presto». Questa è stata la telefonata disperata ricevuta da una poliziotta della questura di Reggio il 23 agosto del 2024. Dall’altra parte del filo, una donna che temeva per la propria vita: il marito voleva sposare un’altra donna, ma lei si rifiutava di dare l’assenso necessario e aveva invece “osato” chiedere il divorzio. Da qui botte, frustate sulla schiena, tentativi di strangolamento e soffocamento da parte del coniuge, supportato dai parenti di lei, che non accettavano il disonore di un divorzio.

La poliziotta ha chiesto alla signora di inviare via WhatsApp delle foto: scatti da brividi, in cui si vedeva la schiena della donna martoriata da frustate o cinghiate. La Squadra Mobile ha videochiamato la donna, che ha confermato le violenze. Nel frattempo sono stati svolti accertamenti, sentendo anche le insegnanti dei figli (tutti minorenni) che avevano frequentato le scuole elementari in città, dove la famiglia ha abitato per anni. Il marito era un ambulante del mercato settimanale: si rifiutava di pagare la mensa scolastica o le gite dei figli, costringendo la moglie ad adeguarsi.

La famiglia faceva frequenti viaggi in Pakistan finché nel novembre 2023 lui ha deciso di ristabilirsi in patria, per convolare a seconde nozze come ha scoperto in seguito la moglie. Grazie a un’operazione di cooperazione internazionale, la donna e i tre figli sono riusciti a tornare in Italia nonostante i passaporti requisiti dal padre padrone e sono stati collocati in una comunità protetta in un’altra regione. Il marito l’ha seguita in Italia ma all’aeroporto di Bergamo ha trovato ad attenderlo la polizia; in seguito è stato sottoposto al braccialetto elettronico e ai divieti di avvicinamento e di comunicazione alla moglie e ai figli. © RIPRODUZIONE RISERVATA