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Da Montecchio alle Olimpiadi: la favola di Giulia Ranieri, la volontaria “equilibrista del ghiaccio” a Milano-Cortina

Daniela Aliu
Da Montecchio alle Olimpiadi: la favola di Giulia Ranieri, la volontaria “equilibrista del ghiaccio” a Milano-Cortina

L’impiegata di 30 anni ha fatto parte del gruppo di “battitori”, che ha avuto il compito di preparare la pista di atterraggio per gli atleti di salto con gli sci

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Montecchio Si chiama Giulia Ranieri, ha 30 anni ed è l’impiegata di Montecchio che per tre settimane ha vissuto il sogno a cinque cerchi. Giulia ha fatto parte del gruppo di volontari “battitori” alle Olimpiadi di Milano Cortina, un ruolo cruciale per la riuscita delle competizioni di salto con gli sci. Il compito? Preparare la pista di atterraggio e garantire la massima sicurezza degli atleti tra una manche e l’altra. Faceva parte di un folto gruppo di circa novanta volontari. Il lavoro del battitore richiede grande precisione, senso di responsabilità e una notevole forza fisica: bisogna sistemare la neve con gli sci, muovendosi “a scaletta” trasversalmente lungo il pendio, dal dente di stacco fino al parterre. Con pendenze che sfiorano i 35 gradi, l’operazione trasforma i volontari in veri equilibristi del ghiaccio.

«Ero battitore nella pista di atterraggio del trampolino Olimpico di Predazzo – racconta Ranieri –. Sono partita da Montecchio il 5 febbraio ed ero l’unica volontaria donna proveniente dall’Emilia-Romagna». Un primato che aggiunge valore a un’esperienza già straordinaria: «È stata la mia prima volta in questo settore, un’immersione tra emozioni e giornate uniche. Gli sciatori si fermavano a ringraziarci; il clima era incredibile».

Nonostante il fascino, la fatica non è mancata: «Il lavoro non è stato facile: serviva equilibrio sugli sci e soprattutto precisione, perché dovevamo rompere la neve per renderla idonea all’impatto degli atleti. Ma vedere il mondo olimpico a un passo da te è pura emozione». L’impiegata reggiana torna a casa con un bagaglio colmo di ricordi: «Mettere a posto le piste, alzare gli occhi e vedere gli atleti arrivare come frecce diventava magico, giorno dopo giorno». © RIPRODUZIONE RISERVATA