Sette anni del “nuovo” Lago di Gruma: la ricetta vincente di Antonio e Giusy tra tradizione reggiana e sapori lucani
Il ristorante di Campegine, gestito dallo chef Pignataro e sua moglie, ha resistito alla pandemia e all’alluvione del 2024
Campegine Sette anni fa, l’8 febbraio 2019, cominciava la nuova vita del ristorante Lago di Gruma. Allora, dopo 50 anni, i fondatori Anna Maria Ciampi e Massimo Bocchi, passarono la mano allo chef Antonio Pignataro e a sua moglie Giuseppa Andolina, sommelier, per gli amici "Giusy". In questi 7 anni il ristorante ha mantenuto il suo ruolo di punto di riferimento del territorio, grazie a un mix riuscito di tradizione e innovazione che ha consentito a questa location bucolica della campagna reggiana di attrarre clientela da tutta la regione, nonostante la pandemia di Covid-19 e l’alluvione del 2024.
«Non era facile - spiega lo chef Antonio - superare in soli sette anni due momenti di grande crisi. Ci siamo riusciti grazie al supporto dei nostri clienti che hanno continuato a motivarci e, con le loro recensioni, ci hanno consentito di attrarre nuovi ospiti. Una clientela fidelizzata è fondamentale per un’attività come la nostra e noi siamo riusciti a mantenere sia quella storica affezionata ad Anna Maria e Massimo, sia a crearne di nuova. Un vero zoccolo duro che apprezza non solo i piatti che hanno reso famoso il ristorante sin dalla nascita, come ad esempio le lumache in guazzetto e fegato d’oca (fois gras) e i ravioli di faraona, ma anche le innovazioni che abbiamo apportato noi come, ad esempio, le crudità di mare, i ricci di mare e la spigola pescata che ormai sono diventati i nostri piatti di punta».
Lago di Gruma è un raffinato angolo di quiete verdeggiante a soli 20 minuti dal caos del centro della città, una location affasciante sia di giorno sia di sera, che si riflette in uno specchio d’acqua incastonato nel verde. È un punto di riferimento per la cucina di pesce, che unisce la tradizione emiliana con i sapori di Maratea (in Basilicata), da dove Antonio e Giusy provengono, ma dove è possibile trovare ricercate rivisitazioni dei piatti di terra della tradizione reggiana. «Quando abbiamo rilevato il ristorante - specifica Giusy - abbiamo proseguito nel solco della tradizione consolidata da Anna Maria e Massimo rispettando i principi fondamentali della buona cucina emiliana: la genuinità, l’artigianalità, la stagionalità. Abbiamo sempre puntato su una cucina semplice ma raffinata, una combinazione che sinora è risultata vincente».
«Ormai il nostro decennale si avvicina - ha concluso Pignataro - e abbiamo tanti progetti. Per portarli a termine è fondamentale il supporto delle istituzioni sia per la ricostruzione successiva all’alluvione, sia per la manutenzione del lago e delle strade di accesso. Abbiamo anche creato un servizio di catering per compleanni, cene ed eventi privati».