Quentin riaccende lo scontro tra CasaPound e antifascisti
Ieri pomeriggio sabato 21 febbraio 2026 in centro storico i due presidi contrapposti
Reggio Emilia Da una parte gli antifascisti: una ventina di militanti del coordinamento Rabun riuniti nella piazza del municipio, stretti dietro allo striscione con la scritta «contro il vittimismo fascista, nessuno spazio per CasaPound». Dall’altra, a un centinaio di metri, in Piazza della Vittoria, una cinquantina di “fascisti del terzo millennio” — così come si definiscono gli stessi esponenti di CasaPound — che, però, per simbologia e postura quello storico lo richiamano molto da vicino: disposti in colonne, cinque file da dieci, per la maggior parte vestiti di nero.
C’è un denominatore comune nella discesa in piazza dei due gruppi: l’uccisione dello studente francese ventitreenne Quentin Deranque, militante di estrema destra morto dopo essere stato aggredito durante uno scontro tra opposte frange estremiste a margine di un evento che coinvolgeva Rima Hassan, eurodeputa franco-palestinese del partito di sinistra La France Insoumise (LFI). La procura di Lione – lo ricordiamo – ha aperto un fascicolo per omicidio volontario e violenza aggravata e le forze dell’ordine francesi finora hanno fermato undici persone nell’ambito dell’inchiesta.
Nel giorno della marcia in ricordo del giovane a Lione, a cui hanno partecipato oltre tremila persone, a Reggio Emilia i militanti di estrema destra hanno chiesto «giustizia per Quentin», la cui morte «non è stato un semplice episodio, non una rissa, non una fatalità, ma mafia perché quando esiste un sistema fatto di intimidazioni, di omertà, violenza organizzata, protezioni reciproche e silenzi compiacenti quello è il suo nome. Un sistema erede di chi nel 1943 aiutò gli invasori a invadere il nostro Paese e che da allora ha cambiato volto ma non metodo». Una lettura, questa di CasaPound, che rovescia la narrazione storica secondo cui il 1943–45 segnò la Liberazione dal nazifascismo e la nascita della Repubblica democratica.
Gli antifascisti reggiani, al contrario, hanno scelto di scendere in piazza per respingere quello che definiscono «il vittimismo fascista» legato alla morte del militante di estrema destra Deranque. Come hanno scritto sul volantino distribuito in Piazza Prampolini, la sua morte «è una conseguenza di un’aggressione fascista armata con spranghe di ferro e bastoni, come ben documentato dal sito di controinformazione contre-attaque-net». Gli attivisti sottolineano che «i fatti di Lione spiegano bene la dinamica in atto: la morte di Quentin Deranque viene utilizzata per additare gli antifascisti come terroristi e spingere all’isolamento le organizzazioni di sinistra che non si piegano all’ineluttabilità del capitalismo e all’avanzata dell’estrema destra nelle strade nelle strade e nella politica istituzionale». Un concetto rimarcato anche da Darcy, che ieri si è fatta portavoce per il coordinamento Rabun e gli spazi sociali di Reggio Emilia-LabAq16: «Non possiamo accettare che atti di violenza fascista vengano ricondotti a una narrazione in cui l’antifascismo diventa la controparte negativa e terrorista. Per questo oggi siamo qui: non possiamo tollerare la costruzione di racconti che trasformano l’antifascismo nel nemico. L’antifascismo è la resistenza contro ogni forma di oppressione e repressione».l
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