Nuove incertezze per la Goldoni: lavoratori in cassa integrazione. «Preoccupati per il nostro futuro»
Rio Saliceto: offerta da parte della turca Basak Traktör, ma si parla già del 60% di posto di lavoro a rischio. Presidio davanti alla fabbrica di Migliarina
Rio Saliceto Cinque anni i fa i lavoratori fecero l’impresa: arrivarono a dormire, notte dopo notte, in un presidio durato a oltranza, davanti allo stabilimento per evitare che venissero portati via i macchinari e per salvare l’azienda, che produce trattori. Ci riuscirono e scrissero una pagina indelebile della storia del nostro Paese. Ora, gli stessi lavoratori scendono di nuovo in campo, con accanto la Fiom Cgil e i sindaci di Rio Saliceto, Daniele Pietri, e di Carpi, Riccardo Righi, per chiedere chiarezza per il proprio futuro, dopo anni di limbo. Sono delusi ma non domi e hanno ancora voglia di combattere per chiedere garanzie per il loro futuro, i 98 lavoratori della Goldoni che ieri si sono riuniti in presidio per avere certezze.
Poche settimane fa è stata depositata un’offerta da parte della turca Basak Traktör. Offerta su cui aleggia l’incognita di una pesante mannaia: si parla del 60 per cento di posti a rischio. E ci si chiede: quale sarà il futuro di un’impresa storica, che arrivò a occupare anche oltre 500 dipendenti? Creare un polo logistico? Una soluzione che ridurrebbe l’importanza del sito e impoverirebbe il tessuto produttivo delle professionalità e delle conoscenze specifiche del settore che fin dalla fondazione della Goldoni vi operano all’interno. I lavoratori, Fiom Cgil e i sindaci lo chiederanno nel corso di una call che si svolgerà nei prossimi giorni. Da un lato, la proprietà che, dopo sette mesi di presidio dei lavoratori (dal 4 settembre 2020 al 21 aprile 2021), acquistò l’impresa, la belga Keestrack, ha dichiarato ufficialmente di non avere più la capacità economica di sostenere l’attività produttiva. Dall’altro l’offerta turca non ha messo sul piatto le necessarie garanzie. E i lavoratori chiedono rispetto.
«Attualmente siamo quasi tutti in cassa integrazione a zero ore da metà novembre, tranne sette o otto lavoratori – spiegano Davide Giardiello e Domenico Ascione, rsu Fiom –. Da settembre siamo in attesa di essere convocati dal probabile acquirente turco. A oggi non abbiamo ancora nessuna notizia ufficiale. Sempre da settembre rincorriamo la proprietà per avere notizie certe: abbiamo fatto quest’iniziativa per dare maggiore peso alla nostra richiesta e far sì che i 98 lavoratori rimasti alla Goldoni abbiano risposte. Circolano voci, ma certezze sul futuro non ce ne sono. Noi chiediamo un tavolo dove la nuova proprietà ci dica qual è il piano industriale per questo sito. Cosa vogliono fare? Di quanti lavoratori hanno bisogno? E se anche ci fosse una ristrutturazione aziendale, vogliamo sapere cosa vogliono creare in questo impianto produttivo. È un impianto molto grande e noi ormai siamo pochi».
Leo Puca, sindacalista della Fiom Cgil, presente ieri con Manuele Pelatti spiega che «meno di dieci lavoratori sta sbrigando le ultime attività, soprattutto di amministrazione, per chiudere i conti in attesa di capire se ci sarà un futuro con un’altra proprietà. I lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria a zero ore per cessazione di attività fino al 9 novembre 2026. La cassa riguarda tutti, anche chi sta lavorando: una volta finite le ultime attività rimaste, saranno coinvolti nella cassa a zero ore. Come sindacato ribadiamo quanto chiediamo dall’inizio: un impegno serio nel rilancio del brand, per investimenti nel territorio. La Goldoni deve rimanere qui e serve un impegno per la tenuta occupazionale». La vertenza della Goldoni è guardata con attenzione anche dalle forze politiche: ieri davanti ai cancelli, insieme ai lavoratori in sciopero, era presente al presidio anche una delegazione di Avs (Alleanza Verdi e Sinistra) con Corrado Gallo e Alberto Baraldi. l
