Confiscato il patrimonio da 36,5 milioni di euro all’imprenditrice Patrizia Gianferrari
Reggio Emilia: per la donna è scattata anche la misura della sorveglianza speciale
Reggio Emilia Un patrimonio da 36,5 milioni di euro tra società, immobili, denaro e preziosi è stato confiscato dalla Guardia di Finanza su disposizione del Tribunale di Bologna. I beni, ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati, erano nella disponibilità di una nota imprenditrice emiliana già condannata per associazione a delinquere, Patrizia Gianferrari. Il provvedimento, che arriva al termine di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, ricostruisce un articolato sistema imprenditoriale illecito attivo tra Emilia e San Marino e dispone anche la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per quattro anni.
La confisca riguarda un ingente patrimonio composto da società attive nel commercio di materie plastiche e ferrose, beni immobili, denaro e preziosi, risultati nella disponibilità dell’imprenditrice in misura ritenuta palesemente sproporzionata rispetto ai redditi ufficialmente dichiarati. I beni erano già stati sottoposti a sequestro cautelativo nel luglio 2025.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il patrimonio sarebbe stato accumulato attraverso una lunga serie di reati economici, commessi in diverse aree del territorio nazionale, mediante la creazione di un articolato sistema imprenditoriale illecito. In particolare, l’indagine ha evidenziato la costituzione di numerose società utilizzate per la commissione di truffe, bancarotte fraudolente e documentali e false comunicazioni sociali, oppure create con il solo scopo di schermare e proteggere i beni personali e familiari da eventuali azioni giudiziarie.
Tra le condotte più gravi accertate, il Tribunale ha riconosciuto anche il reato di associazione a delinquere, commesso tra le province di Ferrara, Reggio Emilia e la Repubblica di San Marino. Per questo episodio l’imprenditrice era già stata condannata dalla Corte d’Appello di Bologna, che aveva riformato una precedente sentenza del Tribunale di Reggio Emilia. Il Tribunale di Bologna ha disposto anche una misura di prevenzione personale: sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per quattro anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, a Castellarano.
L’operazione rappresenta l’epilogo di indagini particolarmente articolate, avviate nell’ambito delle attività di prevenzione patrimoniale previste dal Codice antimafia. Gli investigatori hanno documentato l’esistenza di un complesso sistema societario, formalmente intestato a soggetti compiacenti ma di fatto gestito dall’imprenditrice insieme ai due figli, utilizzato anche per ottenere finanziamenti bancari, in alcuni casi garantiti dallo Stato. Le somme così acquisite, secondo gli accertamenti, sarebbero state destinate esclusivamente a esigenze personali e familiari, anziché alle finalità imprenditoriali dichiarate.
