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Si schiantò con un paramotore a Mancasale, «Claudio è salvo per miracolo, domani sarà operato»

Ambra Prati
Si schiantò con un paramotore a Mancasale, «Claudio è salvo per miracolo, domani sarà operato»

Il 27 gennaio Claudio Montanari è precipitato nell’area di MaxMara. La moglie: «Dopo trentadue giorni da incubo sta migliorando»

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Reggio Emilia «Claudio sta migliorando. È ancora in prognosi riservata e la prudenza è d’obbligo: domani sarà sottoposto al quarto e, si spera, ultimo intervento chirurgico. Diciamo che dopo trentadue giorni da incubo (li ho contati uno a uno) si vede la luce in fondo al tunnel. È un miracolo che sia vivo, dopo un incidente aereo del genere. Con il senno di poi siamo stati molto, molto, molto fortunati». A parlare è Silvia Corghi, la moglie di Claudio Montanari, l’ingegnere di 58 anni residente a Sesso che il 27 gennaio scorso è precipitato con il paramotore nell’area di MaxMara a Mancasale.

Un drammatico incidente con pochi precedenti nella cronaca locale, quello accaduto quel giorno alle 14, quando il pilota – approfittando di una bella giornata di sole e decollato con il suo velivolo dal casolare di proprietà dei genitori vicino alla chiesa della frazione – si è schiantato all’interno del MaxMara Headquarter di via Giulia Maramotti Fontanesi. All’ora di pranzo il personale era in giro e alcuni testimoni oculari hanno visto il paramotore in difficoltà andare in picchiata, cadere nell’ampio terreno sul lato del casello autostradale dietro agli show room e trascinarsi per metri per poi finire la sua corsa contro un filare di alberi. Ambulanza, automedica, elisoccorso, i vigili del fuoco e due volanti della polizia di Stato sono accorse sul posto, trovando subito il ferito impigliato in un groviglio di vele e sbarre.

Da allora il 68enne è ricoverato in prognosi riservata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Maggiore di Parma. La moglie si trovava al lavoro, nel suo studio dentistico di Bagnolo. «Claudio non ha mai perso conoscenza, è stato lui stesso ad avvisarmi. Avevo il cellulare in mano, cosa che capita di rado, quando ho risposto alla sua telefonata: “Corri, corri, mi sono fatto molto male” – racconta Silvia – Da quanto ha fatto capire lui, che parla a fatica, si è trattato di un guasto al motore: se n’è accorto subito, appena decollato, ma era troppo tardi per fermarsi. Così ha cercato di volare basso e di individuare un luogo adatto per un atterraggio di fortuna: ha “puntato” un albero, convinto che potesse attutire il colpo». E così è stato, anche se a tradire il pilota è stato il telaio della struttura metallica del paramotore, che non ha protezioni per le gambe. «Il femore, nel fratturarsi, è uscito e gli ha tagliato l’inguine provocando un’importante emorragia e altre lesioni. In pratica è distrutta la parte che va dall’anca al ginocchio». Claudio, un pilota esperto, ha dimostrato sangue freddo. «Vola da quando l’ho conosciuto, cioè da 34 anni – prosegue Silvia – In realtà fare il pilota era il suo sogno giovanile; non ha passato la selezione dell’Aeronautica ed è diventato ingegnere, ma la passione è rimasta e il paramotore è stato per lui un modo di volare semplice, economico e autonomo». E pensare, aggiunge la moglie, che «il giorno dell’incidente suo padre compiva 90 anni: dovevamo fare una festa la sera. Così come quest’anno avevamo in progetto un viaggio alle Maldive per festeggiare i trent’anni di matrimonio (ci siamo sposati nel 1996). Ma queste sono cose secondarie e alquanto ridimensionate dopo l’accaduto. L’importante è che sia salvo».

Nell’ospedale della città ducale il paziente è stato sottoposto già a tre operazioni. «La prima d’urgenza appena ricoverato per fermare l’emorragia, un’altra per fissare il femore e per ricostruire le ossa, infine quella di domani quando i chirurghi plastici faranno degli innesti di cute nella parte di gamba ricostruita». In seguito è previsto per il 68enne un lungo percorso di riabilitazione all’ospedale di Correggio. «Sarà ancora lunga. Però il peggio è passato. Ora devo andare a Parma, come sempre. Nei ritagli di tempo ho anche lavorato, per non impazzire». Alla domanda se pensa che Claudio tornerà sul paramotore, la moglie sbotta. «Se ci prova, non mi rivede più. Non foss’altro che per rispetto delle 40 sacche di sangue che ha ricevuto».

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