Gazzetta di Reggio

Reggio

Direttrice per un giorno

Le donne e il ruolo dei media: abbiamo tanto bisogno di uomini che si chiedono se ci stanno raccontando nel modo giusto

Alice Pignagnoli*
Le donne e il ruolo dei media: abbiamo tanto bisogno di uomini che si chiedono se ci stanno raccontando nel modo giusto

Che responsabilità questo ruolo, ma mi dà l’occasione di parlare del filo rosso che attraversa le notizie di ogni tipo e ci parla dei chi siamo e di dove stiamo andando

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La prima donna “direttrice” della Gazzetta di Reggio. Sì, solo per un giorno, ma che onore, che responsabilità. Subito, riunione di redazione e il timone da definire. Mi vedo con gli occhi della Alice di 17 anni, che per la prima volta ha messo piede in una redazione, e che vedeva il direttore del giornale quasi come una divinità. Erano tempi in cui fare il giornalista (pensate il direttore!) era un ruolo appetibile e socialmente desiderabile, non schiacciato da orari e da una mole di lavoro disumana.

A quella giovane donna oggi dovrei dire che il suo spirito combattivo e la sua intolleranza allo status quo delle cose, l’avrebbe portata a sedere su quella sedia, seppur per un giorno, dopo un percorso totalmente diverso e inaspettato. È un attimo: gli occhi attenti e curiosi dei giornalisti storici della mia città, attendono un mio feedback. La suggestione iniziale del direttore “abdicante” ha acceso subito in me una variopinta marea di sinapsi. Allo stesso tempo la sfida era molto grande: impostare l’intera edizione del giornale che state leggendo, decidere di cosa parlare e di come parlarne, pensare a cosa i lettori avrebbero voluto sapere e a come sarebbe stato opportuno raccontarlo.

Alla fine, l’occasione era troppo ghiotta per non affrontare, oggi più che mai, il tema delle donne: un filo rosso che attraversa le notizie di ogni tipo e ci parla dei chi siamo e di dove stiamo andando, come comunità e come società, fermamente convinta di quanto sia stretto il legame tra la narrazione che facciamo delle figure femminili, viste da ogni punto d’osservazione, e i tristi numeri e le cronache dei femminicidi. 

Ma anche di come i media abbiano un ruolo attivo nella definizione (e ridefinizione) dei confini della figura e del ruolo della donna (e ne debbano essere pienamente consapevoli e responsabili). Non si è parlato solo delle classiche attività per l’8 marzo, e di quello che anche io porterò in campo in occasione della Giornata internazionale della donna, ma anche del congedo paritario, una misura così semplice eppure così concreta, che sembrava poter diventare realtà, salvo poi un brusco dietrofront dell’ultimo minuto; dell’educazione nelle nostre bambine, anche attraverso le attività che la Gazzetta fa nelle scuole; del dipinto che i media fanno delle atlete, che a volte sono anche mamme, a volte sono belle e formose, ma ancora troppo poco vengono raccontate per il loro essere professioniste. E, non da ultimo, la divisiva questione-Portanova, e di come il quotidiano più diffuso della città possa e debba affrontare un tema così spinoso, portando avanti parallelamente le questioni giudiziarie e la sua presenza in campo. Qualcuno riporta della triste ghigliottina alla Meloni da parte di Casa Bettola, riepiloghiamo le notizie per le pagine dedicate alla provincia, e poi le grandi tematiche all’ordine del giorno: prima su tutte la guerra in Iran. Suggerisco che forse sarebbe una bella sfida per i giornali locali riuscire a calare le questioni “giganti” nella quotidianità della cittadinanza, così come per lo sport lo è, superare la barriera di un sistema ormai impenetrabile, attraverso le storie che ci sono dietro anche i più grandi atleti.

Perché vi assicuro che ci sono. C’è un grande silenzio in questa stanza: ho dato loro spunti interessanti o è la solita manfrina pseudo-femminista? È il momento di chiudere la riunione: sorrisi, un po’ di frenesia e la prospettiva che sarà un’altra lunga giornata al 6° piano di via Pansa: ci sono da scrivere 48 pagine del giornale e alla sera gioca pure la Reggiana. Per fortuna c’è la festa dei 45 anni del giornale da raccontare. A proposito: chi scrive di questa giornata speciale? Un uomo. Mi riferisce di essere un po’ a disagio a parlare delle questioni di donne. Un po’ lo capisco: come puoi raccontare il mondo con gli occhi degli svantaggiati, quando tu, da sempre, hai avuto questo privilegio solo perché sei nato con i cromosomi giusti.

Eppure abbiamo tanto bisogno che gli uomini si sporchino le mani, che si sentano elefanti in una cristalleria, nel chiedersi, banalmente, se ci stanno raccontando nel modo giusto, se ci stanno guardando nel modo giusto. Le Bambole di Pezza, dalla conferenza stampa del palco di Sanremo hanno rivendicato a gran voce “non vogliamo potere in casa, vogliamo potere ovunque”. Continuo a vedere attorno a me “boomer” che non capiscono dove sia il problema, signore che “è sempre stato così”, mamme che “eh ma io guadagno meno, è giusto che sacrificare il mio stipendio”. Ma vedo anche tanti uomini che accettano di sporcarsi le mani, appunto. Che sono saliti sul treno in corsa e che non hanno intenzione di scendere, che stanno mettendo in discussione un intero sistema di modelli, cosa che nessuno prima di loro aveva fatto. Va bene anche se in questa corsa scivolate su qualche buccia di banana, ogni tanto pensate che “tanto ci lamenteremo comunque” e che “si stava meglio quando le donne stavano in casa a badare ai bambini e a fare le faccende”, purché facciate squadra con noi. Il treno è partito, non si torna più indietro: oggi la rivoluzione parte proprio da voi.  

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