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Il caso

Pubblicano sui social il video dei carabinieri intervenuti per sedare una lite: denunciati

Pubblicano sui social il video dei carabinieri intervenuti per sedare una lite: denunciati

Reggio Emilia: nei guai due ragazzi che nelle storie di Instagram avevano criticato l’operato dei militari

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Reggio Emilia Un controllo dei carabinieri per sedare una lite tra giovani al mercato coperto si è trasformato in un caso giudiziario. Due ragazzi, un 20enne di Casalgrande e un 25enne residente a Reggio Emilia, sono stati denunciati con l’accusa di diffamazione dopo aver pubblicato su Instagram il video dell’intervento dei militari, nonostante la diffida a non divulgarne le immagini, accompagnandolo con una frase ritenuta offensiva nei confronti dell’Arma.

Cosa è successo
Un controllo di routine nato per sedare una lite tra ragazzi si è trasformato in un caso giudiziario per due giovani reggiani. Al centro della vicenda non c'è solo l'alterco avvenuto all'interno del mercato coperto tra due gruppi di ragazzi, ma la decisione di sfidare apertamente le disposizioni dell'Arma, pubblicando sui social network le riprese dell'operato dei militari nonostante il divieto formale ricevuto durante l'intervento.

Per questi motivi, con l’accusa di diffamazione i carabinieri della sezione radiomobile della Compagnia di Reggio Emilia hanno denunciato un 20enne di Casalgrande e un 25enne residente a Reggio Emilia. I fatti si sono svolti lo scorso 23 febbraio. La Sezione Radiomobile è intervenuta per identificare due gruppi di giovani coinvolti in una disputa scaturita, paradossalmente, proprio dall'uso reciproco dei cellulari per riprendersi a vicenda. I militari hanno formalmente diffidato i presenti dal divulgare tali immagini, avvertendoli delle possibili conseguenze legali legate alla privacy e alla tutela del servizio. Nonostante l’espresso divieto, l’attività di monitoraggio della rete condotta dai Carabinieri reggiani ha permesso di accertare che i due avevano ignorato la diffida. Il filmato dell’intervento era stato infatti pubblicato come "storia" su un profilo Instagram. Sebbene il contenuto fosse destinato a scomparire dopo 24 ore, i militari sono riusciti a documentare la pubblicazione. A rendere ancora più grave la posizione dei due giovani è stata la didascalia che accompagnava il video: una frase diffamatoria rivolta ai militari, accusati provocatoriamente di non controllare gli spacciatori preferendo invece identificare loro. Da lì la denuncia.