Il negoziatore dei carabinieri: «Un lavoro di squadra per salvare quel giovane che si voleva lanciare dall’ottavo piano»
Reggio Emilia: il luogotenente Antonello Sias, 48 anni, uomo chiave nelle situazioni difficili. Nel 2018 decisivo il suo intervento alle Poste di Pieve in ostaggio
Reggio Emilia Lo avevamo lasciato il 7 ottobre 2018 quando, con le mani alzate alle Poste di Pieve, convinse un calabrese – che si era asserragliato all’interno tenendo in ostaggio il personale – a desistere, dopo una giornata di estenuanti trattative. E dietro all’ultimo salvataggio, avvenuto all’alba di venerdì scorso in via Turri, c’è sempre lui, il negoziatore dell’Arma, che ha “guidato” per telefono in tempo reale il capitano del Norm (Nucleo Operativo e Radiomobile) Gloria Salvati in un altro dramma sfiorato: un 26enne si è calato da un’altezza da brivido – una trentina di metri – arrampicandosi alla parete a mani nude e appoggiandosi alle canaline dell’acqua, poi è risalito all’ottavo piano (dove abitava una famigliola con figli) con i piedi penzoloni sul davanzale della finestra. Finché è stato convinto dal capitano che gli parlava dalla finestra accanto a entrare all’interno, dove è stato bloccato e affidato ai sanitari dell’ambulanza. Parliamo del luogotenente Antonello Sias, 48 anni, da dieci anni in servizio al Nucleo Investigativo del Comando provinciale carabinieri di Reggio Emilia. Un ruolo sempre più fondamentale, quello del negoziatore, in una società perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. Stavolta il suo contributo è stato dietro le quinte, eppure fondamentale.
«Premetto che è stato un lavoro di squadra. Sono stato avvisato dal colonnello Aniello Mautone che c’era una crisi in piena notte e sono subito salito in auto: erano le 4.40. Poiché abito fuori città e non c’era tempo da perdere, sono rimasto al telefono con il capitano fornendo indicazioni su come muoversi in base a quello che mi veniva riferito. Ad esempio, poiché il giovane non voleva vedere le divise e il capitano era l’unica in borghese sul posto, ho suggerito di far ripiegare tutti i militari e di sostituirli con vigili del fuoco e sanitari: mai aggiungere stress a chi è in stato di fragilità. Ho suggerito di rassicurare il giovane sul fatto che non c’era la volontà di avvicinarsi o di invadere il suo spazio. Il capitano è stata abile a trovare una chiave emotiva».
Lei è arrivato in stazione nelle fasi finali. Un momento critico?
«Proprio le fasi finali sono quelle più a rischio, perché si ha la tendenza ad abbassare la guardia. Difatti, all’interno dell’appartamento, il giovane ha avuto un accesso d’ira e ha tentato di dirigersi di nuovo alla finestra, ma è stato immobilizzato».
Lei ha una certa esperienza: nel 2019 a Rubiera salvò un uomo salito sul silos dopo essersi cosparso di gasolio, nel 2023 un caso simile al nono piano di un palazzo a Modena, nel 2025 un 63enne salito su un tetto dopo che la sua casa era andata all’asta. Non ha mai pensato “qui si mette male”?
«Alle Poste di Pieve ho pensato che sarebbe stato più complicato. Un’altra crisi che ricordo bene è quella del 2022 a Pavullo nel Frignano (Modena), dove un 68enne depresso e armato i si è barricato in casa minacciando di uccidere la moglie. Le trattative sono proseguite per l’intera giornata, eravamo in tre negoziatori: quello di Modena, io e la collega di Bologna. Ogni provincia ha il suo negoziatore, in caso di necessità si agisce in pool».
La sua formazione?
«Ho iniziato a Milano, con l’addestramento del Gis (il gruppo di intervento speciale, l’unità d’élite dell’Arma). Nel novembre scorso ho svolto un corso di aggiornamento: è una di quelle specializzazioni sulle quali l’Arma punta tanto. E l’Emilia-Romagna è un esempio virtuoso: ogni mese alcune giornate sono dedicate alle simulazioni, per tenerci pronti. Non è scontato».
In una società come la nostra, che si sta estremizzando, le sue competenze diventano più preziose?
«Certo. Intanto i negoziatori intervengono quando le situazioni vanno oltre, ma i primi negoziatori sono i colleghi in strada. Noi siamo a loro disposizione su come comunicare. Il lavoro del carabiniere di pattuglia, a contatto con la gente, necessita di strumenti e approcci diversi rispetto al passato. Perciò teniamo corsi di “tecniche di intervento operativo” con le pattuglie su capacitò di ascolto e di sintonia emotiva. Il modo di rivolgersi al prossimo è sempre la prima arma che abbiamo: un’arma efficace, bisogna saperla spendere bene». © RIPRODUZIONE RISERVATA
