Gazzetta di Reggio

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Il caso

Nuove restrizioni per lo stalker seriale, ma per l’avvocato delle vittime deve stare in una struttura

Ambra Prati
Nuove restrizioni per lo stalker seriale, ma per l’avvocato delle vittime deve stare in una struttura

Novellara: ora il 56enne deve stare a 2.500 metri dai luoghi frequentati dalle vittime e dentro casa dalle 17 alle9

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Novellara Donne impaurite a Novellara: è arrivato l’aggravio della misura cautelare per l’uomo di 56 anni accusato del terzo caso di stalking, sebbene i primi due siano stati riqualificati nelle più lievi molestie. In sede di interrogatorio di garanzia il pm Maria Rita Pantani aveva reiterato la richiesta del carcere per l’uomo che, in almeno un’occasione, avrebbe violato il divieto di avvicinamento alla parte offesa, mentre l’avvocato difensore (Stefania Musi per la collega Sara Veneselli) aveva proposto un’attenuazione per consentirgli di potersi curare a Guastalla. Istanza respinta («così come ogni istanza autorizzativa formulata dalla difesa») dal gip Luca Ramponi, che nella sua ordinanza ha constatato «l’assoluta mancanza di autocontrollo dell’indagato». «Le esigenze di vita segnalate» da quest’ultimo, secondo il giudice per le indagini preliminari, «sono recessive, allo stato, rispetto alle esigenze di tutela delle persone offese». Niente carcere poiché, pur avendo violato le disposizioni, l’uomo «non ha compiuto alcun atto vessatorio, limitandosi a transitare a distanza inferiore da quella prescritta». Ma è opportuna la massima attenzione: perciò il giudice ha aumentato la distanza dalla giovane e dai luoghi da lei frequentati a 2.500 metri e ha prescritto all’indagato di non allontanarsi da casa dalle ore 17 alle 9». Con l’avvertenza che, non appena sarà disponibile, gli sarà applicato il braccialetto elettronico (che aveva già, ma non funzionava).

 

La vicenda del 56enne, da trent’anni affetto da problemi psichici, ha destato scalpore in paese per la serialità. Dopo una prima condanna emessa il 22 dicembre 2022 e già passata in giudicato – pochi mesi non per il reato di stalking, bensì per quello di molestie –, la seconda condanna ha avuto la stessa sorte: nonostante l’accorato racconto di una madre 50enne, presa di mira insieme alla figlia minorenne («non ho più la mia vita, non sono libera, ho paura di tutto»), il 17 febbraio scorso l’uomo è stato condannato in rito abbreviato per molestie a 5 mesi e 10 giorni (pena sospesa), mentre il pm Pantani aveva chiesto il ricovero in Rems. Lui, che conosceva la madre da quand’era ragazzino, era convinto che non si erano sposati per l’opposizione del padre di lei e aveva rivolto le sue attenzioni alla figlia perché somiglia alla «donna della sua vita». In seguito è emerso il terzo caso, anche questo un “innamoramento” presente solo nella testa dell’uomo: una trentenne, residente in un altro comune della Bassa, lo ha querelato per stalking perché si presentava di continuo nel negozio di Novellara dove lei lavorava.

Il 56enne ha ammesso di essere cliente del negozio e di aver rivolto apprezzamenti alla giovane perché, a suo dire, dopo un anno si sarebbe creata una certa confidenza. L’aggravio della misura è stato accolto con cautela dall’avvocato Alice Minari, legale di madre, figlia e della 30enne. «Bene il contenimento, ringrazio la Procura per il monitoraggio continuo – dichiara Minari –. Il problema è che non è stata fatta la scelta migliore, ovvero ricoverare l’uomo in una struttura. La mancanza di autocontrollo è pacifica, ma soprattutto l’individuo, giudicato socialmente pericoloso, non è consapevole della sua malattia e quindi i deterrenti non hanno presa. Dovrebbe essere collocato in una struttura: continuo a ribadirlo. Le mie assistite vogliono solo poter vivere in pace».  © RIPRODUZIONE RISERVATA