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Il processo

Sperona l’auto della ex fino a provocare un incidente, poi massacra il rivale: condannato per tentato omicidio

Ambra Prati
Sperona l’auto della ex fino a provocare un incidente, poi massacra il rivale: condannato per tentato omicidio

Correggio: sei anni di condanna al 23enne che aveva preso a perseguitare la 22enne dopo la fine della loro relazione

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Correggio Accecato dalla gelosia e armato, ha inseguito in auto l’ex ragazza in compagnia del nuovo fidanzato, l’ha speronata ben cinque volte, fatta finire contro un cancello, ha cercato di tirarla giù e ha pestato il rivale in amore a suon di martellate, facendolo finire all’ospedale con parecchie fratture. A distanza di meno di un anno, un 23enne nato a Carpi e residente a Rio Saliceto, è stato condannato a 6 anni e dieci giorni, per tentato omicidio, violenza privata, lesioni personali, danneggiamento e porto d’armi o oggetti atti a offendere (tutti reati con una sfilza di aggravanti). Una pena esemplare, quella comminata dal gup Luca Ramponi, considerando che il pm Francesco Rivabella ha chiesto 6 anni e 8 mesi, giusto scontati di un terzo grazie al rito abbreviato. Riconosciute alle parti civili provvisionali pari a 5mila euro per la ragazza e di 35mila euro per il neo fidanzato, quest’ultimo l’unico assente ieri in Tribunale a Reggio Emilia, mentre hanno atteso all’esterno la sentenza numerosi familiari dei due ex.

I fatti risalgono al 9 febbraio 2025 a Correggio. La 22enne è al volante della sua Lancia Ypsilon insieme a una cugina, a un amico e al nuovo fidanzato coetaneo. L’ex – che non ha accettato la fine della relazione, durata due anni – su un furgone cassonato Iveco insegue i quattro, tampona volontariamente la Lancia Y per cinque volte e “taglia” perfino una rotonda per poter attingere con il muso del furgone lo sportello del guidatore, costringendo la ex a una fuga pericolosa sulle strade della Bassa fino a imboccare una strada chiusa a Fazzano. Lì il guidatore del camioncino sperona a tutto gas l’utilitaria, tanto da distruggerla nella parte posteriore, e la inchioda contro il cancello di una casa privata: il 23enne – armato di un coltello da cucina, un piede di porco e un martello – si fionda sul lato guidatore, attraverso il finestrino infranto cerca di tirare giù a forza la ex, ma la maniglia è saltata via nello schianto e la portiera non si apre. Allora l’aggressore “ripiega” sul rivale: apre lo sportello posteriore e lo aggredisce con gli oggetti in suo possesso, sferrando colpi alla tibia, alla testa e al torace che causano diverse fratture, in seguito giudicate guaribili in quaranta giorni di prognosi. Una tragedia sfiorata: il neo fidanzato si salva dall’assalto solo perché riesce a frapporre le gambe tra lui e l’assalitore, mentre gli amici allertano i carabinieri che arrivano sul posto in extremis. Non solo: mentre il pestato si trova sull’ambulanza, riceve una telefonata inquietante (anche se le minacce non sono state contestate) dell’aggressore: «Non è finita qui, te la farò pagare». Arrestato dai carabinieri nell’immediatezza, il 23enne è poi passato ai domiciliari in Campania. Una violenza agghiacciante, confermata dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza e dalle testimonianze dei passeggeri della Lancia Y. Ieri l’arringa dell’accusa ha ripercorso la vicenda e ha definito quell’inseguimento «una vera caccia all’uomo», che non è terminata con una «esecuzione» solo grazie a una serie di circostanze casuali. Perciò il pm Rivabella ha chiesto il massimo della pena. La parola è poi passata ai due avvocati di parte civile, Nicola Tria (sostituito dalla collega Cecilia Soliani) per la 22enne e Francesco Tazzari per il coetaneo.

La legale, con accanto la giovane, ha ripercorso la relazione, troncata da lei a causa della gelosia e del «controllo ossessivo e morboso» che lui pretendeva. Tazzari, anticipando le mosse della difesa e sfilando la carta principale, ha sostenuto che, vista la gravità dell’accaduto, doveva essere respinta la richiesta di riqualificazione del reato di tentato omicidio in lesioni personali aggravate, laddove chiesto dal difensore. Difatti l’avvocato difensore Luca Lugari di Modena – che ha parlato per ultimo – ha incentrato l’intera arringa sulla necessità di derubricare il reato più pesante (si parte dai dodici anni), mentre al termine il suo assistito con spontanee dichiarazioni ha chiesto scusa per quello che ha fatto. «È la prima volta che l’imputato chiede scusa, in modo tardivo e sintetico – ha detto l’avvocato Soliani – La mia assistita è stata fortunata che la maniglia della portiera fosse rotta: la vittima elettiva era lei». «Siamo molto soddisfatti, anche delle statuizioni di parte civile. Il giudice per l’udienza preliminare ha interpretato in modo corretto l’accaduto – ha commentato l’avvocato Tazzari –. Il mio assistito non ha presenziato perché, nonostante il tempo passato, ha ancora timore». «Valuteremo se fare appello», si è limitato ad affermare il difensore. l © RIPRODUZIONE RISERVATA