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Il caso

Chiede di prolungare la maternità, ma il Caf sbaglia e viene licenziata

Alice Tintorri
Chiede di prolungare la maternità, ma il Caf sbaglia e viene licenziata

I sindacalisti di Filt Cgil: «Nessuna umanità dall’azienda: è un’ingiustizia»

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Reggio Emilia Ha ventinove anni, un bambino di sette mesi e il desiderio, legittimo, di vivere una vita ordinaria e serena. Ma quello che doveva essere un semplice cambio di appalto, dall’Italpas per cui lavorava da anni con un contratto a tempo indeterminato, alla multinazionale Gxo Logistics, ha interrotto quel sogno così semplice.

Lei, giovane donna e neomamma di origine pakistana, residente a Carpi, è l’unica dei 150 lavoratori del complesso logistico di Rolo, fino al primo gennaio gestito da Italpas, a non avere più un posto di lavoro. La sua è una storia che tocca il cuore perché riguarda tutti e tutte, si intreccia con il tema delle pari opportunità, con quello dei congedi parentali e con i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Soprattutto, come sottolinea il segretario della Filt Cgil provinciale, Federico Leoni «riguarda la nostra umanità».

Tutto si svolge tra la fine dell’anno e metà gennaio: il cambio d’appalto coincide con la fine del periodo di congedo di maternità obbligatorio della donna. Nessun problema, in linea teorica, perché durante il passaggio da un’azienda all’altra, i lavoratori dovrebbero mantenere i propri diritti, il proprio posto e il proprio contratto di lavoro. Ma un figlio, si sa, è una rivoluzione. Quando il suo arrivo non coincide con il calendario degli asili nido, poi, non ne parliamo. Per questo, al termine del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro dopo il parto, la lavoratrice, si è rivolta a un patronato autonomo per richiedere l’estensione del congedo parentale. Ed è qui che iniziano i problemi. Perché il Caf in questione, la sua richiesta, non la ufficializzerà mai. Da qui inizia un rimpallo di responsabilità tra un’azienda e l’altra, insieme alla vertenza sindacale seguita dal funzionario di Filt Cgil Giuseppe Ranuccio. Perché la donna, di ventinove anni e con un bambino di sette mesi da accudire, perderà il lavoro, nonostante il testo unico sulla maternità e la paternità impedisca il licenziamento di una lavoratrice fino al compimento di un anno di età del bambino.

Eppure ad oggi, la donna non ha più un lavoro e dalla Gxo Logistics, come da Exelite Luijo, committente dell’appalto, non è arrivato alcun segnale di apertura. Anzi: «In occasione dello sciopero indetto per la giornata del 9 marzo, abbiamo comunicato alla multinazionale che ora gestisce il complesso logistico di Rolo che una delle motivazioni della mobilitazione sarebbe stata la situazione della lavoratrice. La risposta è stata: “Filt sciopera contro un accordo che ha sottoscritto” – riportano i sindacalisti –. Noi, però, non abbiamo avanzato nessuna richiesta, che non fosse puramente umana: l’assunzione di una giovane donna, da poco madre del suo primo figlio, lasciata ingiustamente a casa da un’azienda che non ha problemi economici di alcun tipo, anzi». La totale chiusura di Gxo Ligistcs, infatti, sembrerebbe, almeno all’apparenza, un tentativo di ostruzionismo delle relazioni con il sindacato. Un tentativo che sacrifica la vita lavorativa – e non solo – di una donna e di una madre, attorno alla quale, oggi, si sono stretti colleghi e colleghe: «Uno scudo – concludono Leoni e Ranuccio – che racconta più di quanto detto finora. L’umanità che ti spinge a dire: “Non è giusto, quindi lottiamo. Oggi tocca a lei, domani potrebbe succedere a me”». © RIPRODUZIONE RISERVATA