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«Il trasporto ferroviario locale? Troppi costi: serve il tram-treno»

Miriam Figliuolo
«Il trasporto ferroviario locale? Troppi costi: serve il tram-treno»

L’intervento di Sgarbi, mobility manager scolastico del Nobili

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Guastalla La soppressione delle fermate per fare arrivare i treni in orario? Una cosa «del tutto insignificante, o addirittura fuorviante» che fa parte di una «superficiale cosmesi dell’esistente». Mentre servirebbe affrontare «questioni sostanziali» e pensare ad alternative, come i «tram-treni».

A entrare nell’annoso dibattito sui disservizi della linea ferroviaria Reggio-Guastalla, ma «non solo su quella», è Alberto Sgarbi, mobility manager scolastico e responsabile dell’ufficio tecnico del Nobili di Reggio. Lo fa, non per segnalare i disagi che soffrono gli studenti pendolari: «Quelli si sono ridotti da quando è entrato in vigore il nuovo orario. Questo bisognerebbe fare. Riprogrammarlo, considerando tutte le caratteristiche delle linee e i vincoli attuali, ripristinando le fermate, ora soppresse, almeno nelle due fasce mattino e sera», dice.

Sgarbi vuole, invece, «dare un contributo» che parta da presupposti diversi. Il prof “sui generis”, come si definisce, fa parte del comitato dei pendolari della Reggio-Ciano e anche di quelli della bassa, costituitisi proprio dopo la recente soppressione di alcune fermate.

«L’impressione è che si usino molte parole per nascondere una realtà fatta di un servizio ferroviario poco efficiente e poco attraente, nonostante gli ingenti investimenti, consistenti nei nuovi treni e nell’elettrificazione – scrive Sgarbi –. La realtà è che queste ferrovie funzionavano molto meglio nel passato, quando i tempi di percorrenza erano decisamente minori di quelli attuali, il servizio era capillare in tutte le località ed era gestito tramite le cosiddette “fermate a richiesta”, con una sola “littorina” da 120 posti complessivi. Anche i passaggi a livello erano più gestibili, con chiusure delle barriere per tempi molto brevi. Purtroppo questo mondo è finito e la ferrovia deve sottostare a norme e regolamenti estremamente pesanti e rigidi, che non fanno differenza fra ferrovie minori e principali e che comportano costi molto rilevanti di gestione ed esercizio». Un problema che, secondo Sgarbi, deve portare a ripensare il trasporto locale: «Perché così come è, è come usare un cannone per centrare un passerotto, mentre servirebbe lo schioppo».

Dove il passerotto è l’entità reale del servizio rivolto a un numero di utenti non certo elevatissimo, ma che hanno esigenze che chiedono, giustamente, di essere rispettate a fronte dei soldi versati. E lo schioppo? Sono le alternative a cui forse, dice Sgarbi, nessuno ha davvero pensato finora: «Come potrebbe essere una tranvia al posto della ferrovia o i tram-treni, le cui norme sono state recentemente emanate», mezzi, dice, «più leggeri e flessibili».

Nessuno, secondo Sgarbi, si è posto finora «le domande vere», «mentre si discute di cose del tutto insignificanti, o addirittura fuorvianti, come la soppressione delle fermate per fare arrivare in orario i convogli, l’istituzione dei treni “diretti”, il collegamento con Mantova (una cosa trita e ritrita da 15 anni, mentre ora a Guastalla non c'è una coincidenza degna di nota per chi deve utilizzare la linea Parma-Suzzara) .

La discriminante sono anche i diversi costi, spiega per i treni «10/12 euro/km percorso (oltre agli ingenti costi di mantenimento dell’infrastruttura) mentre un autobus costa 3,5 euro/km». l