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Il dibattito

«Aq 16, in 23 anni di occupazione abbiamo combattuto la dispersione scolastica, fatto eventi culturali, offerto spazi di libertà»

Alice Tintorri
«Aq 16, in 23 anni di occupazione abbiamo combattuto la dispersione scolastica, fatto eventi culturali, offerto spazi di libertà»

Il centro sociale di Reggio Emilia replica dopo il caso scoppiato sull’assenza di autorizzazioni

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Reggio Emilia «In 23 anni di occupazione abbiamo combattuto la dispersione scolastica, dato vita a eventi culturali, offerto uno spazio di libertà e di confronto a generazioni di studenti». Sono queste le prime parole pronunciate da Francesco Paone durante la conferenza straordinaria indetta ieri pomeriggio per fare il punto sulla situazione, ad oggi incerta, del Laboratorio Aq16.

Il centro sociale autogestito in via Fratelli Manfredi, proprio come a loro volta sono stati l’Askatasuna a Torino e il Leoncavallo a Milano, è oggi al centro di una discussione politica che vede, contrapposti, i temi della legalità e della sicurezza e quello del patrimonio culturale e relazionale che Aq16 rappresenta e incarna da anni. Da una parte l’accusa del consigliere comunale Cristian Paglialonga, capogruppo di Fratelli d’Italia, che in sala del Tricolore non ci ha girato attorno: «Per oltre ventitré anni un centro sociale che ha operato nella totale illegalità». Dall’altra, puntuale, la difesa di Davide Prandi, assessore alla cura della città, che in tutta risposta ha scritto: «In oltre vent’anni quel luogo è stato uno spazio di aggregazione giovanile, culturale e sportiva che ha coinvolto centinaia di ragazze e ragazzi di Reggio Emilia. Sarebbe un errore disperdere il patrimonio culturale e relazionale maturato». Ciò che si contesta ad Aq16, soprattutto alla luce della tragedia di capodanno avvenuta a Crans Montana, sono sicurezza, autorizzazioni e licenze. Documenti che, in effetti, oggi mancano. In una zuffa politica in cui la tensione si taglia col coltello, però, le argomentazioni portate da Paglialonga per ottenere uno sgombero del centro sociale, sono, secondo Aq16, «una vendetta politica, un attacco strumentale per gettare fumo negli occhi ai cittadini e nascondere incompetenza e problemi reali».

 

Dal canto suo, l’assessore Prandi ha scritto che «sarebbe un errore raccontare Aq16 solo come una questione burocratica. Proprio per questo l’amministrazione sta affrontando la questione con responsabilità. L’obiettivo è arrivare a un quadro amministrativo chiaro e trasparente». Il proposito è duplice e ragionevole: da un lato garantire pienamente sicurezza, legalità e rispetto delle norme, dall’altro non disperdere esperienze sociali e progetti giovanili che negli anni hanno avuto un impatto positivo sulla città. Prima di Aq16, le esperienze di Askatasuna e Leoncavallo, per citarne due, raccontano le difficoltà nella realizzazione di questi obiettivi. Difficoltà raccontate anche ieri, con lucidità, all’interno del centro sociale. Orgogliosamente radicali nei propri valori e nelle proprie rivendicazioni, gli attivisti e i frequentatori di Aq16 si sono detti disponibili a cercare soluzioni per quel che riguarda la documentazione mancante. Ma sono stati anche concreti, pur rimanendo profondamente idealisti: «Abbiamo sempre agito alla luce del sole. Quello che serve però è una normativa dedicata agli spazi autogestiti come il nostro, che ci permetta di scavalcare un muro di burocrazia affrontabile soltanto da chi ha i soldi. Anche per questo, il paragone con il locale Constellation ci fa rabbrividire: qui non facciamo profitto, facciamo comunità. Per questo, dopo 49 anni che i centri sociali esistono e arricchiscono le città, la politica dovrebbe assumersi la responsabilità di riconoscerci». «Questa amministrazione è aperta al dialogo con la nostra realtà – hanno continuato da Aq16 –. Siamo pronti a tutto: questo spazio ci appartiene e cercheremo di difenderlo. Ventitrè anni di occupazione, per noi sono un orgoglio: il segno di una città che, nonostante le trasformazioni, ha spazi indipendenti che provano a produrre cultura anche dove le istituzioni non arrivano».  © RIPRODUZIONE RISERVATA