Ecco perché Reggio Emilia entra nel caso David Rossi: la consulenza di Manghi, le accuse della Famli e cosa replica il medico
L’associazione: «Non è un medico legale». Lui: «Da decenni svolgo tale attività» Vinci, che presiede la commissione: «Infangati, valutiamo se querelare»
Reggio Emilia Assume tinte sempre più reggiane il caso della morte di David Rossi, capo della comunicazione della Monte dei Paschi di Siena, su cui si è concentrato l’assiduo lavoro della commissione parlamentare bis, presieduta dal deputato reggiano Gianluca Vinci. Nei giorni scorsi, infatti, è montata la polemica in seguito agli esiti del lavoro della commissione bis, che ha segnato una svolta epocale, consegnando alla famiglia di Rossi e all’opinione pubblica, approfondimenti che parlano di omicidio e non più di suicidio.
Polemica che si è concentrata sul medico reggiano Robbi Manghi, consulente in qualità di medico legale della commissione bis. «Non è un medico legale ma un gerontologo», afferma la Federazione delle Associazioni dei Medici Legali Italiani (la Famli), riferendosi all’audizione del 24 febbraio scorso del dottor Manghi, presentato come consulente di medicina legale sia nei lavori parlamentari sia nelle sue apparizioni mediatiche. Un’affermazione smentita dal lungo curriculum, e da quanto prevede la legge in forza dei titoli acquisiti negli anni, come spiega lo stesso medico, raggiunto dalla Gazzetta.
Dottor Manghi, come si spiega quest’attacco da parte della Famli?
«Francamente si fatica a capirlo. Tanto per iniziare, loro affermano che io mi sarei etichettato come specialista in medicina legale delle assicurazioni, ma non è vero. Non lo è mai stato in tutta la mia vita e non lo è ora. Nella relazione depositata al Parlamento mi sono sempre presentato come consulente medico legale, non come afferma chi parla a nome dell’associazione. La mia attività è riconosciuta ovunque. Se io dico di essere medico legale, o consulente di medicina legale o area di medicina legale ne ho tutti i diritti. Ho lavorato in questa veste con magistrati, ministri, colleghi e nessuno ha mai detto nulla, perché non c’è nulla da contestare. L’unica cosa che non posso fare è definirmi specialista in “medicina legale e delle assicurazioni”. Ho iniziato nell’area di geriatria, gerontologia, fisiopatologia e riabilitazione cardiorespiratoria, poi, dal 1998, mi ha preso in carico la medicina legale: da lì la mia attività è diventata principalmente in medicina forense».
Quanti ambiti ha toccato la sua attività in materia legale?
«La mia attività in medicina legale è riconosciuta da varie entità, come si sottolinea nella documentazione relativa al mio curriculum che ho mandato a Vinci, al ministero dell’Economia e Finanze, all’Inps, all’Ausl (con cui sono anche docente di medicina legale certificativa nei corsi di formazione in medicina generale, riconosciuti pure dalla Regione). Sono stato presidente della commissione medico legale di Reggio Emilia dal primo maggio 2006 al 28 febbraio 2011 e quando hanno chiuso le sedi provinciali del ministero dell’Economia e Finanze, il direttore generale mi convocò a rinforzo dell’attività regionale, sempre del Mef. Nel mio curriculum c’è la consulenza tecnica al tribunale: ho iniziato in materia di amministratori di sostegno per incarichi del giudice tutelare e ho proseguito con casi rilevanti di medicina legale del lavoro e traumatologica. In seguito sono arrivati altri casi di traumatologia forense in ambito penale dove, anche qui, dovevo giudicare procure e parti in causa. Poi ho lo stato di servizio, di medicina legale per il ministero dell’Economia e Finanze, che mi abilita a ogni attività di medicina legale pubblica e civile».
Cos’ha notato dopo la svolta impressa dal vostro lavoro in commissione?
«Dopo l’uscita delle mie audizioni e relazioni molti esperti di settore si sono espressi favorevolmente, ma non di tutti ho riscontro delle loro osservazioni negli atti parlamentari. Tuttavia, mi fa piacere ugualmente ».
Quali saranno le prossime tappe del lavoro in commissione?
«Per quanto riguarda la mia attività, ho rilevato lesioni addominali periombelicali nella parte interna della coscia destra, per lo più vicino all’area inguinale e qualcuna a livello delle ginocchia, compatibili con la colluttazione e gli spostamenti subiti da Rossi prima di precipitare nel vuoto. È stato trascinato prima e spinto sulla sbarra d’acciaio, sul filo metallico e sul davanzale. Quando Rossi precipita ha già tutte le lesioni addosso tranne quelle al podice, al tallone e al vertice del cranio (tre su 25...)».
Il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta, Gianluca Vinci, valuta «se presentare denuncia» contro Famli: «È stato infangato il nome non solo di un consulente, ma di fatto della commissione; ribadisco che il dottor Robbi Manghi svolge l’attività medico legale in forza di titoli acquisiti negli anni, come previsti dalla legge e non in forza di originaria specializzazione all’epoca della laurea. È una polemica gratuita e fuori luogo, che non ci interessa ma siamo comunque tenuti a difendere i risultati ottenuti. Qui stiamo parlando di omicidio, non di altro. È chiaro che davanti a certi risultati della commissione qualcuno può essere rimasto sconvolto dal fatto che negli anni ’70 non avesse fatto la specialistica in medicina legale delle assicurazioni, ma i tanti anni di attività del dottor Manghi per ministeri, Ausl e procure titolano chi ha svolto l’attività per almeno quattro anni a svolgere l’attività medico legale». l